
La delegazione nazionale Anpi in Romagna composta dal Presidente Gianfranco Pagliarulo, Carlo Ghezzi, Vincenzo Calò e Vania Bagni, dopo la visita alle Cucine Popolari di Cesena, fulcro della solidarietà sociale, ha voluto incontrare ieri, al Palazzetto dello Sport dei Romiti, i volontari e rappresentanti dei Comitati di quartiere impegnati fin dai primissimi giorni del tragico evento climatico che ha colpito Forlì e la Romagna nei giorni scorsi.
Le testimonianze commosse di Elisa Massa, Stefano Valmori e Vincenzo Bongiorno hanno reso l’incontro denso di significato. Pieno riconoscimento del valore di grande esempio che la popolazione forlivese ha saputo dare all’Italia, completa vicinanza a aiuto economico tramite raccolta fondi, questo ha garantito la delegazione, composta anche da Miro Gori presidente provinciale e dalle sezioni Anpi di Meldola – Paola Borghesi, Forlì – Vico Zanetti, Forlimpopoli – Mirko Catozzi, Bertinoro – Valter Pedroni, da una delegazione della Cgil e Spi Cgil- Maria Giorgini e Pasotti, che in questi giorni sono stati costola determinante nell’organizzazione di aiuti, distribuzione pasti, pulizie con pala e vanga delle case alluvionate. Presenti anche i sindaci Daniele Valbonesi, Roberto Cavallucci, Gessica Allegni.
Nelle parole di Pagliarulo il richiamo alla sostanziale differenza fra una beneficenza calata dall’alto e la solidarietà attiva, paritaria e trasversale, quest’ultima così ben agita dai comitati di quartiere che, nella piena aderenza dell’art. 2 della Costituzione, hanno saputo darsi e donarsi ai loro concittadini, organizzando salvataggi, aiuti, un libero market di sostegno in questo grande palazzetto, supportandoli anche, volontari cittadini, con pasti, un presidio di cure primarie, centri ludico ricreativo per i piccoli.
La strada è ancora lunga per un primo ritorno alla normalità, la città di Forlì è divisa in due e la riapertura di quel ponte di Schiavonia darà il segno che il cammino è avviato. Ma i problemi sono immensi per chi ha perduto tutto, affetti e anche il lavoro, le prospettive per l’agricoltura e le imprese sono legate all’intervento di forze su grande scala per liberare campi e frutteti dal soffocante fango melmoso che uccide alla radice ogni forma di coltivazione, per ridare casa a chi non l’ha più, per restituire parvenza morfologica vivibile e strade di comunicazione alle comunità che vivono in un appennino romagnolo squassato da frane che hanno eroso strade, ponti e possibilità di contatto e comunicazione.