
Un’indagine dell’ufficio studi regionale sull’occupazione restituisce una fotografia in chiaroscuro del mercato del lavoro in Emilia-Romagna. I dati sono commentati dai vertici di Confartigianato di Forlì che rilevano “sebbene nei primi 9 mesi del 2024 il tasso di occupazione in Emilia-Romagna rimanga stabile, con una dinamica più contenuta rispetto al +0,9% nazionale, il numero di occupati cresce rispetto al 2023 (+1,3%). Tuttavia si conferma la penalizzazione della componente femminile che aumenta solo del +0,4% a fronte di quella maschile che si attesta al +2,2%. L’accresciuto numero di occupati è determinato interamente dall’occupazione dipendente (+1,8%), mentre la componente indipendente risulta in lieve calo (-0,2%). Da notare che, rispetto ai primi 9 mesi del 2019, pre-pandemia, il calo degli indipendenti si fa più marcato (-5,4%, pari a 25 mila unità in meno), a fronte del completo recupero dell’occupazione dipendente (+0,8%)“.
Continuando nell’analisi va, inoltre, rilevato che la domanda di lavoro dipendente nei primi mesi del 2025 è in lieve flessione. Le 123 mila entrate preventivate dalle imprese emiliano-romagnole per il trimestre gennaio-marzo 2025 infatti, sono 2.530 in meno rispetto a quelle previste nello stesso periodo di un anno fa (-2%). Alla domanda di nuove entrate, contribuiscono per il 57,3% le micro e piccole imprese, motore dell’economia regionale. A livello settoriale si osserva una riduzione delle entrate previste dalle imprese del manifatturiero esteso (-10,3%), dei servizi alle imprese (-7,9%) e delle costruzioni (-1,3%), parzialmente compensate dalla crescita dei servizi di alloggio e ristorazione e servizi turistici (+12,0%), dal commercio (+4,3%) e dai servizi alle persone (+2,7%).
A livello provinciale si osservano cali più accentuati delle entrate a Modena (-9,6%), Reggio Emilia (-9,4%) e Bologna (-3,8%). Tiene il mercato del lavoro a Ferrara (-0,3%), Parma (-0,2%) e Piacenza (+0,3%), mentre addirittura crescono le entrate a Forlì-Cesena (+2,2%), Ravenna (+8%) e Rimini (+9,7%). Concludono “pesa in regione la difficoltà di reperire la metà (53,5%) delle nuove entrate previste a gennaio 2025, che sale al 63,2% per operai specializzati e conduttori di impianti e macchine, segnale evidente che continua la difficoltà di dialogo tra mondo del lavoro e percorsi formativi in grado di soddisfarne le richieste. Nota dolente riguarda invece il ricorso agli ammortizzatori sociali, da gennaio a settembre 2024 sono state autorizzate 40,4 milioni di ore di cassa integrazione guadagni (CIG) in Emilia-Romagna, pari all’11,4% del totale nazionale, con un incremento del 53,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mettendo in luce una persistente crisi del nostro sistema produttivo.”