
Premessa: questa mia ricerca è suddivisa in due parti, una, questa, dedicata all’esterno della chiesa, la prossima invece all’interno dell’edificio religioso, con documenti storici inediti. Nelle guide più importanti di Forlì, quella di Calzini Mazzatinti del 1893, di Ettore Casadei del 1928 e di Giuliano Missirini del 1973, sono dedicate poche righe a questa piccola chiesa. Nella prima solo quattro righe. Casadei invece dice che fa parte della Chiesa e Convento delle Suore Clarisse del Corpus Domini a cui è unita da un sotterraneo che attraversa la strada, l’una e l’altro costruiti dal padre Andrea Michelini. Venne consacrata nel 1795 da Mons. Mercuriale Prati. Sull’altare una tela di Gaetano Gandolfi raffigurante la deposizione dalla Croce. Già qui voglio correggere una svista di Casadei perché il Corpus Domini non era un Convento bensì un Monastero. La differenza non è poca perché il primo partecipa alla vita della società che lo circonda, il secondo invece si isola dal mondo.
Giuliano Missirini invece ricorda la Chiesa dell’Addolorata come sede di presepi ammiratissimi che vi collezionavano. Successivamente questo luogo non più dedicato alle funzioni religiose era diventato un mercatino per opere di bene. Poi più nulla. Venne chiusa e quindi abbandonata dopo la scomparsa dell’ultimo responsabile don Faliero Raggi nel 1972. La Chiesa principale che si affaccia assieme al Monastero su Piazza Ordelaffi venne edificata nel 1409 e ricostruita nel 1786 dopo il terremoto del 1781. L’altra piccola Chiesa di via Maroncelli è sempre proprietà dello stesso Monastero, ma è stata costruita sempre nella seconda metà del 1700.
Andando per Via delle Torri verso Piazza Ordelaffi abbiamo come visione d’insieme a destra Palazzo Paolucci Piazza (la Prefettura), di fronte la vista delle due chiese, quella di destra, piccina, defilata e due campanili simili, l’uno non molto distante dall’altro. Questo complesso è chiamato Monastero del Corpus Domini. È un basso edificio molto largo che dall’angolo di Via Maroncelli arriva fin quasi davanti alla Cattedrale. È largo per ben otto finestre al piano superiore, In quello inferiore le finestre sono sette di cui due murate. In più abbiamo l’ingresso, sul quale oggi, scomparso il Monastero, appare la scritta: Centro di accoglienza per ucraini. Confina con la sua parte sinistra (ben 10 finestre) nell’ampio spazio davanti al palazzo Sauli Visconti.
Tornando ai campanili, quasi gemelli, anche se quello di destra è più piccolo, notiamo che le parti terminali sono identiche. Ambedue hanno la cupola ramata con in cima, il più piccolo, prima della cuspide una ringhiera, sopra un’alta croce e una freccia segnavento. La cella campanaria è protetta da una grata, sembra di legno. L’altro, il principale, non ha ringhiera, ma sulla vetta è presente sempre la croce e la freccia segnavento e la cella campanaria sempre protetta da una grata. Le aperture sono monofore. Sono praticamente uguali al campanile della Chiesa di S.Pellegrino. In Forlì è apparso da qualche tempo un personaggio che per sottolineare la caduta economica che vive la nostra città, scrive sulle vetrine dei negozi chiusi il numero progressivo. In via Torri a sinistra abbiamo il n° 102, proseguendo nella piazza di fronte, abbiamo l’ingresso dello scomparso Monastero.
Anche questo come tanti, tanti negozi, e non lo è, risulta però ugualmente chiuso. Le monache rimaste sono state trasferite nell’Eremo di Montepaolo sopra Dovadola. Anche questo ricostruito a suo tempo sempre da Andrea Michelini. Quindi il personaggio di cui sopra avrebbe dovuto scrivere sulla sua porta il n° 103. Invece non ha scritto niente. Il n° 103 è invece nella vetrina di quello che un tempo era il Ristorante il Duomo presente nella parte delle case Albicini che guardano l’ampio spiazzo sempre di Palazzo Sauli Visconti, di cui in altra occasione, abbiamo già scritto. Evidentemente era sua intenzione censire solo le attività commerciali. Guardiamo dall’esterno la piccola chiesa di Via Maroncelli. Come appare?
La facciata è in muratura coronata da timpano ed ornata con porta d’ingresso con cimasa e sopra un’apertura circolare e ancora sopra una grande finestra termale semicircolare. Vedremo, parlando dell’interno, del perché di questa ampia finestra. Il tetto è a due falde con orditura lignea. La volta della navata è a botte. La scala di acceso al campanile é in pietra a chiocciola, il pavimento è a mosaico veneziano con impasto di pietra e calce. L’abbiamo già detto, citando la Guida Casadei, che vi è un passaggio sotterraneo che consentiva alle suore di recarsi dal convento alla vicina chiesetta senza uscire all’esterno. Sopra il portone d’ingresso c’è la scritta che dice: Alla Deipara (genitrice di Dio) sempre Vergine Maria che sta presso la Croce di Gesù.
Sempre in Casadei troviamo il nome del Gesuita Andrea Michelini (1733-1814) che durante il periodo napoleonico riuscì ad evitarne la soppressione e la spoliazione perché era il proprietario privato del tutto. Come aveva fatto? Non abbiamo risposte. In questo periodo storico da Gesuita diventa prete, ma anche solo Signore. Consultiamo una corrispondenza del luglio 1810. Il Direttore del Demanio scrive al Prefetto: Dispongo per la consegna da farsi al sacerdote Sig. Michelini del locale e mobili del soppresso Monastero del Corpus Domini «… stimo opportuno che la consegna dei mobili sia fatta… previa stima …». Quindi sì il proprietario è Michelini, ma il Monastero è stato soppresso e i mobili ceduti.
In un’altra lettera del 19 luglio 1810 il Prefetto del Dipartimento: «…si ordini al custode del locale del Corpus Domini di non permettere l’ingresso al locale stesso di alcuno, essendo noti alla Prefettura i disordini che accadono nel locale ed i tumulti».
Poi la lettera del 31 luglio 1810 indirizzata (ahimè) al Cavagliere (!) Prefetto del Rubicone e firmata Andrea Michelini prete. Dice: «…sono state e saranno immobilmente chiuse le due chiese annesse al locale di questo soppresso Monastero del Corpus Domini. Mi compiaccio di darle una doppia prova della mia subordinazione agli ordini stabiliti…».
Subentra in questa corrispondenza anche il Vescovo Andrea Bratti che in data 9 agosto 1810 scrive al Cavaliere (senza errori!) Prefetto del Rubicone… ha qualche rammarico da fare sul comportamento dello stesso Michelini. Dice: «…nel giorno in cui ella (Prefetto) stabilì che si chiudesse la Chiesa… il Sig. Michelini trovò che nella chiesa chiusa non era stato consumato il Sacramento, funzione che doveva… precedere la profanazione della chiesa. Ordinò il mio delegato che se ne facesse la consumazione, ma fu costretto… a fare egli stesso questa cerimonia avendo il sacerdote Michelini dimostrato qualche difficoltà di prestarvisi… nuove difficoltà insorsero per parte di Michelini, il quale esigeva che a quell’atto intervenisse l’Abbate Missirini (Melchiorre) la di cui presenza non era per alcun titolo necessaria…» firmata Andrea Bratti Vescovo di Forlì.
A questo capitolo epistolare mi sembra doveroso aggiungere per chiarire al meglio i fatti relativi a questa chiesetta, la puntigliosa risposta di Michelini (Forlì settembre 1797, Anno primo della Libertà e Frat.za) alle pretestuose affermazioni e richieste di Fabrizio Ercolani che pretendeva che le Monache fossero costrette alla vendita di un pezzo di fabbricato annesso alla nuova chiesa. Lo spazio che ancora oggi delimita il tutto comprende: Palazzo Ercolani, la Chiesa, il campanile e quello che, allora era l’orto per le monache, fino a quando, in tempi recenti, è diventato un Ristorante. Andrea Michelini aveva acquistato fin dal 1768 due case poste in questo complesso, una della famiglia Zatti estinta e l’altra da don Melchiorre Veneri.
Questi acquisti sfociarono in una lunga controversia con la famiglia Ercolani (con la H…senza H), in particolare con Fabrizio e se per una parte ci fu un’amichevole composizione, dall’altra si ricorse ai Tribunali. Nasce da tutto questo una domanda relativa al personaggio che gestisce la vita, i beni della Monache. Il già Gesuita, perché l’ordine era stato soppresso nel 1773 da Papa Cemente XIV (Lorenzo Ganganelli di S.Arcangelo di Romagna), Andrea Michelini trasferito da Bologna nel 1755 all’età di 25 anni, ma da chi? come faceva da semplice prete, ad avere le possibilità economiche per fare tutto quello che abbiamo visto? Io non ho trovato nessuna spiegazione. Le uniche notizie, la nascita nel 1733, l’espulsione da Forlì il 1 luglio 1795 e la morte nel 1814 a 81 anni.
Qui completiamo la prima parte dove abbiamo descritto l’esterno dell’edificio. La seconda come abbiamo detto sarà dedicata all’interno della chiesa.
Agostino Bernucci