Ancarani: «Tagli ingiustificati a una rete scolastica che già rispetta i parametri nazionali»

Valentina Ancarani in Regione

La scelta del governo sul dimensionamento scolastico mina le fondamenta della scuola pubblica e il diritto a un’istruzione di qualità”. Lo afferma Valentina Ancarani, consigliera regionale del Partito Democratico. “L’Emilia-Romagna – prosegue Ancarani – rispetta già pienamente i parametri nazionali definiti dal Ministero, anzi li supera in termini di efficienza: a fronte di un obiettivo di 938 studenti per istituto, l’Emilia-Romagna ha una media di 994 studenti. I numeri raccontano un sistema che funziona, che negli anni ha saputo coniugare razionalizzazione organizzativa e qualità dell’offerta educativa. Non siamo di fronte a inefficienze da correggere. Imporre un ulteriore ridimensionamento, arrivando addirittura al commissariamento, rischia seriamente di compromettere questo equilibrio”.

Il punto – sottolinea – non è difendere un modello per principio, ma valutare con responsabilità le conseguenze concrete delle scelte che vengono assunte. Il taglio delle autonomie scolastiche, che passerebbero da 532 a 515, significa maggiore complessità gestionale, segreterie sovraccariche, minor presidio sui territori e una riduzione della qualità dell’offerta formativa, con ripercussioni pesanti sui bisogni di studenti, famiglie e personale scolastico, soprattutto nelle aree più fragili”.

Per questo – conclude Ancarani – la scelta del presidente Michele de Pascale e dall’assessora Isabella Conti è quella giusta. Difendere la scuola pubblica significa costruire politiche basate sull’ascolto, sul rispetto tra istituzioni e sulla consapevolezza che l’istruzione non può essere governata solo attraverso automatismi numerici. È legittimo chiedersi perché il governo scelga di commissariare un sistema efficiente, che già supera gli standard richiesti, invece di concentrare risorse ed energie sulle vere priorità della scuola italiana: il contrasto alle disuguaglianze, il sostegno al personale e il rafforzamento dei servizi educativi”.

Il governo vuole imporre all’Emilia-Romagna una riorganizzazione e accorpamento della rete scolastica pubblica nonostante la Regione presenti dati pienamente in linea, e addirittura superiori, ai parametri ministeriali. Verrebbero riuniti sotto dirigenze uniche plessi scolastici anche molto distanti tra loro. È una scelta ingiusta, priva di trasparenza e con conseguenze pesanti sulla qualità del sistema scolastico”. Lo dichiarano i capigruppo della maggioranza regionale Paolo Calvano (PD), Simona Larghetti (AVS), Lorenzo Casadei (M5S) e Vincenzo Paldino (Lista Civici con de Pascale) commentando il commissariamento deciso dal Consiglio dei ministri sul dimensionamento della rete scolastica.

A fronte di un parametro nazionale fissato a 938 studenti per istituzione scolastica l’Emilia-Romagna registra una media di 994 alunni. I numeri direbbero che dovremmo avere più dirigenti scolastici, non meno – sottolineano i capigruppo –. Eppure il governo impone un ulteriore taglio di 17 autonomie, portandole da 532 a 515, deciso senza un vero confronto istituzionale con la nostra Regione”.

Altro che incapacità amministrativa – proseguono–. La Regione ha sempre agito nel pieno rispetto della leale collaborazione, chiedendo semplicemente l’applicazione coerente dei criteri nazionali. Commissariare una Regione che ha rispettato le regole, è un atto ingiusto e mostra l’arroganza istituzionale del governo nei confronti delle Regioni, in spregio all’autonomia tanto decantata dal governo stesso”.

La maggioranza esprime pieno sostegno al presidente Michele de Pascale e all’assessora Isabella Conti: “Siamo al loro fianco nella difesa della scuola pubblica e dell’autonomia scolastica. Per questo stiamo predisponendo una risoluzione a supporto della Giunta regionale per ribadire con forza la contrarietà a un provvedimento che colpisce una Regione virtuosa e penalizza studenti, famiglie e personale scolastico”.

Qui non è in discussione un atto tecnico ma una scelta politica che rischia di assegnare a pochi dirigenti plessi scolastici troppi ampi, con sedi molto distanti tra di loro, penalizzando le aree montane e interne, dove ragazze e ragazzi diventano numeri e non persone. Difendere la scuola pubblica non è una battaglia amministrativa: è una scelta di equità, coesione sociale e futuro per il Paese” concludono.

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