Legacoop: “Il nuovo piano idrogeologico fermerebbe 500 milioni di investimenti”

Legacoop Romagna

Vetrificare la Romagna e cioè renderla più fragile, immobile, inadeguata ad affrontare le sfide di una fase economica e sociale complessa, come quella che stiamo vivendo. Ecco cosa ci pare che accadrebbe, se il recente Piano di Assetto Idrogeologico, il nuovo impianto normativo adottato qualche settimana fa dall’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, che pone nuove condizioni e introduce vincoli agli interventi di ogni tipologia (urbanizzazioni ed estrattivi con successivo recupero ambientale, solo per fare alcuni esempi) nelle fasce fluviali e montane, fosse applicato, come ad oggi adottato e pubblicato, ma non ancora approvato definitivamente. Sia chiaro, comprendiamo la ratio della nuova norma, che comporta un aggiornamento delle regole precedenti, stimolato dagli eventi alluvionali che hanno interessato la Romagna nel 2023 e 2024, con effetti di portata catastrofica” si legge in una nota di Legacoop Romagna.

Un atto dovuto, atteso, necessario che, innanzitutto, deve guidare le istituzioni, non solo locali, fino al compimento di tutti gli interventi in grado di garantire livelli di sicurezza idrogeologica, al passo con gli effetti di un cambiamento climatico, probabilmente irreversibile. Eppure, benché si tratti di un obiettivo difficile, a questo territorio va garantita anche la possibilità di consolidare quelle condizioni di sviluppo economico e sociale che l’applicazione del nuovo impianto fermerebbe quasi completamente, cercando un punto di equilibrio fra difesa del territorio e qualità della vita futura dei romagnoli. Se approvato definitivamente, infatti, a nostro parere il nuovo P.A.I. introdurrebbe rigidità normative che bloccherebbero i piani di sviluppo di centinaia di imprese, di ogni comparto, con un impatto negativo enorme sull’occupazione e la prevedibile conseguenza di allontanare dalla Romagna buona parte dei potenziali, prossimi investimenti del sistema produttivo” argomentano i dirigenti di Legacoop.

Per fare un esempio concreto, basato su una analisi preliminare delle conseguenze “sul campo” del P.A.I., la sua applicazione sulle 360 cooperative aderenti alla sola Legacoop Romagna – nei settori agroalimentare, delle costruzioni e infrastrutture, della logistica estrattiva, della manifattura, dei servizi, della grande distribuzione commerciale organizzata – impedirebbe la realizzazione di oltre 500 milioni di investimenti previsti da qui al 2031. Ce lo possiamo permettere, senza distinguere tra aree che hanno avuto problemi alluvionali che tutti abbiamo ancora negli occhi e che quindi meritano maggiori attenzioni, ed aree nelle quali, invece, il problema è stato e sarà di dimensioni ben inferiori o, addirittura, potrebbero divenire oggetto di future opere di laminazione, a carico dei privati? Estendendo le previsioni del Piano per l’Assetto Idrogeologico del fiume Po ai bacini del Reno, Lamone, Fiumi Uniti, Savio, Rubicone Uso e Conca-Marecchia (e reticolato minore), la nuova variante, inoltre, interessa i territori di tutti i Comuni romagnoli, quelli del ravennate, più colpiti dalle alluvioni del 2023 e 2024, così come quelli del riminese o del cesenate, solo sfiorati da quegli eventi. Ed allora va fatta una distinzione. Il testo va verificato con attenzione, sia per l’assetto regolamentare che prevede, sia per le integrazioni, restrittive, con gli altri strumenti di programmazione urbanistica di competenza degli enti locali (Comuni, Province, Unioni), che ne deriveranno.
E va deciso, caso per caso, cosa sia possibile e necessario fare, per chi vuole intervenire, investendo sul futuro della propria impresa, per azzerare il danno. Ma considerando ogni singolo intervento potenziale e non sulla base di una decisione che non distingue aree, rischi, interventi previsti, interventi in via di realizzazione. Il nostro è un appello rivolto a tutti: Comuni, Province e Regione Emilia-Romagna, già impegnati a verificare, come noi, i contenuti del provvedimento, parlamentari locali e Governo. Perché l’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, è una struttura che dialoga con tutti, ma risponde prima di tutto al Governo, che, certamente, non può permettersi di vedere bloccato, senza intervenire, lo sviluppo di un’area la cui crescita è da sempre trainante per l’intero Paese, come la Romagna” conclude Legacoop.

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