C’è un momento nella vita — di solito dopo i venticinque, a volte prima — in cui smettiamo di imparare cose nuove sul serio. Non parlo di leggere articoli o guardare documentari. Parlo di sedersi, fare fatica, sbagliare, e migliorare in qualcosa di concreto.
Da bambini lo facevamo continuamente. Imparavamo a nuotare, ad andare in bici, a suonare la chitarra (male), a parlare lingue che a scuola sembravano impossibili. Poi, a un certo punto, ci siamo fermati. Abbiamo deciso che le skill che avevamo erano sufficienti, che il tempo per imparare era finito, che certe cose ormai “non fanno per noi”.
Io ho deciso di rompere questo schema con qualcosa che pensavo di saper già fare: l’inglese.
Il mito del “so già l’inglese”
Lavoro in tech da anni. L’inglese lo uso ogni giorno — email, meeting, documentazione. Se mi chiedessi di valutare il mio livello, direi avanzato senza esitazione. E avrei ragione: il mio inglese è avanzato. Funziona, comunica, fa il suo lavoro.
Ma c’è una differenza enorme tra “funziona” e “eccelle”. Tra farsi capire e esprimersi con la stessa precisione che hai nella tua lingua madre. Tra parlare inglese e pensare in inglese.
Questa differenza la noti in momenti specifici. Quando cerchi una parola e ti viene solo quella “scolastica” invece di quella che userebbe un madrelingua. Quando costruisci una frase e senti che suona tradotta. Quando qualcuno fa una battuta veloce e la capisci mezzo secondo dopo gli altri.
Ho deciso che volevo chiudere quel gap. Non perché il mio inglese non bastasse, ma perché mi piaceva l’idea di portarlo al livello successivo.
Imparare da adulti è diverso (e per certi versi meglio)
C’è questa idea che i bambini imparino le lingue meglio degli adulti. È vera solo in parte. I bambini hanno più plasticità cerebrale, certo. Ma gli adulti hanno qualcosa che i bambini non hanno: la capacità di studiare in modo strategico.
Un bambino impara per immersione, senza struttura. Un adulto può identificare esattamente cosa gli manca e lavorare su quello. Può capire perché fa certi errori e correggerli consapevolmente. Può scegliere su cosa concentrarsi invece di seguire un curriculum generico.
Il problema è che la maggior parte delle risorse per imparare le lingue è pensata per principianti. Le app ti insegnano a dire “il gatto è sul tavolo”. I corsi di gruppo procedono al ritmo del più lento. I video su YouTube sono utili ma non ti danno feedback.
Quello che serviva a me era qualcosa di diverso: una persona vera, madrelingua, che lavorasse specificamente sulle mie debolezze.
Come funziona quando parti già da un buon livello
Ho iniziato a fare lezioni su Preply, una piattaforma che ti mette in contatto con tutor di tutto il mondo. La cosa interessante è che puoi scegliere insegnanti specializzati nel tuo livello — nel mio caso, qualcuno abituato a lavorare con studenti avanzati che vogliono avvicinarsi a un inglese da madrelingua.
Le lezioni non assomigliano a quelle che facevi a scuola. Non c’è un libro da seguire pagina per pagina. Si parla, si discute, si lavora su quello che emerge. La mia tutor mi ferma quando uso un’espressione che “funziona ma non suona naturale” e mi suggerisce l’alternativa che userebbe lei. Mi fa notare quando il ritmo della frase tradisce l’italiano sotto. Mi spiega perché certi phrasal verbs sono più comuni di altri in contesti specifici.
È un tipo di apprendimento che non puoi replicare con nessuna app. Richiede un essere umano che ti ascolti davvero e ti dia feedback personalizzato.
Quello che nessuno ti dice sul migliorare
La cosa più sorprendente di questo percorso non è stata linguistica. È stata scoprire quanto mi mancasse la sensazione di imparare qualcosa attivamente.
C’è una soddisfazione particolare nel sentire che stai migliorando in qualcosa. Nel notare che certe costruzioni ti vengono più naturali. Nel renderti conto che stai pensando direttamente in inglese invece di tradurre mentalmente. È una sensazione che da adulti sperimentiamo raramente, perché raramente ci mettiamo nella posizione di studenti.
E poi c’è l’aspetto sociale. Una volta a settimana parlo per un’ora con una persona interessante di un altro paese. Discutiamo di tutto — lavoro, viaggi, differenze culturali, serie TV. È diventato un appuntamento che aspetto, non un compito da spuntare.
Se stai pensando “non ho tempo”
Lo pensavo anch’io. Poi ho fatto i conti: un’ora a settimana. Meno di quanto passo a scrollare i social in un giorno medio.
Le lezioni le fai quando vuoi — io le faccio spesso la sera dopo cena, a volte nella pausa pranzo. Non devi andare da nessuna parte, ti basta una connessione internet. Se una settimana salti, non succede nulla. Non ci sono pacchetti da finire o abbonamenti che scadono.
Il bello di Preply è che puoi provare una lezione a prezzo ridotto e vedere se fa per te. Se il tutor non ti convince, ne scegli un altro. Se decidi che non è il momento giusto, smetti senza penali.
Non deve essere inglese
Ho parlato della mia esperienza con l’inglese perché è quella che conosco. Ma il principio vale per qualsiasi cosa tu voglia imparare — un’altra lingua, uno strumento, una skill professionale.
Il punto è questo: da adulti ci convinciamo che il tempo per imparare sia finito. Che le competenze che abbiamo siano quelle che avremo per sempre. Che migliorare in qualcosa richieda più energia di quella che abbiamo.
Non è vero. Servono solo un’ora a settimana e la voglia di mettersi in gioco. Il resto viene da sé.
Se ti incuriosisce l’idea di migliorare il tuo inglese (o imparare un’altra lingua), Preply è un buon punto di partenza. La prima lezione costa poco, i tutor li scegli tu, e nel peggiore dei casi avrai fatto una chiacchierata interessante con qualcuno dall’altra parte del mondo.