Europa Verde: “La commissione parlamentare d’inchiesta sulle alluvioni ha solo tesi preconfezionate”

Alessandro Ronchi e Cristina Mengozzi Europa Verde

«Come largamente previsto, la commissione d’inchiesta per gli eventi calamitosi del 2023/24 pare avere come unico scopo quello di individuare nella Regione Emilia-Romagna e negli uffici tecnici i responsabili del disastro. La commissione parlamentare in questi giorni si aggira per la Romagna con fare inquisitore, accompagnata da un solo geologo vicino ai comitati che accusano Regione, uffici di bacino e simili. Non è supportata dalle diverse competenze tecniche e scientifiche necessarie a comprendere la complessità del problema, perché a nostro parere intende solo confermare la tesi colpevolista che dalla venuta della Presidente con gli stivali ad oggi ha generato solo polverone. Il fatto è che la commissione d’inchiesta è orientata al negazionismo climatico e le sue conclusioni di fatto sono già delineate fin dalla sua istituzione in modo pregiudizievole» è l’analisi di Alessandro Ronchi e Cristina Mengozzi di Europa Verde Verdi Forlì-Cesena.

«Purtroppo taluni tecnici, pochissimi in realtà, spacciano come risolutiva l’idea che basti fare un po’ di pulizia, spazzare gli alberi dagli argini, rialzandoli ancora. Un’idea non solo sbagliata, ma anche pericolosa. Minimizzare le dimensioni degli eventi del 2023, scaricarne le colpe sulla Regione semplicemente perché di segno politico opposto non regge su prove scientifiche, e lo dimostra il fatto che i disastri climatici e il dissesto idrogeologico hanno colpito aree governate da entrambi gli schieramenti. Ben altre sono state le conclusioni della Commissione Scientifica, composta da professori universitari delle diverse discipline, che ha esaminato dati riguardanti le condizioni del territorio, con i dati di pioggia raccolti da Arpae: ha stimato che l’evento di maggio 2023 aveva una probabilità di accadere ogni 500 anni (tempo di ritorno TR500) e che la quantità di acqua precipitata in un tempo così ridotto non poteva essere contenuta da bacini fluviali rigidamente artificializzati fin da tempi lontani» argomentano gli esponenti dei Verdi.

«La variante PAI attualmente in pubblicazione mostra che le sezioni di pianura arginate dei fiumi esondati non sono in grado di smaltire portate con TR di 30 anni. Lo stesso documento riporta la necessità di realizzare diversi milioni di metri cubi di stoccaggio in casse di espansione fuori alveo, lungo tutti i fiumi e lungo le valli a monte della via Emilia. Nonostante questi grandi contenitori sarà necessario individuare ulteriori aree di allagamento controllato dove fare uscire le acque in caso di piene superiori ai limiti fisici che ha il territorio. La variante al PAI dà poi indicazioni precise sull’arretramento degli argini per restituire maggiori spazi ai fiumi, unico intervento davvero necessario per rispondere alla esigenza di ridurre in modo significativo rischi che si ipotizzano crescenti.

È vero che le piene ci sono sempre state, e che la pianura padana è alluvionale, cioè costituita nei millenni dai sedimenti trasportati dalle piene, ma occorre prendere atto che il problema vero è la crescente frequenza con cui i fenomeni estremi si ripetono. Il ritmo e l’intensità dei fenomeni intensi aumentano a causa del cambiamento climatico, e anche chi sottovaluta le tempeste di queste ore non ha capito o fa finta di non capire quale sia l’origine del problema. Occorre un approccio scientifico serio, plurale, il meno possibile influenzato da decisioni politicamente preconfezionate o dagli interessi dei grandi poteri economici, altrimenti non avremo nessun risultato» concludono Ronchi e Mengozzi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *