Fusione dei Comuni. Merendi: «Opportunità e rischi per la vallata del Montone»

Riccardo Merendi Fratelli d'Italia

«L’esperienza dell’Unione di Comuni della Romagna forlivese, concepita come strumento di cooperazione amministrativa tra enti autonomi, ha mostrato limiti strutturali evidenti: inefficienze, sovrapposizioni e scarsa capacità di rafforzare servizi locali. La proposta di fusione tra Portico e San Benedetto, Rocca San Casciano e Dovadola rappresenta un passaggio istituzionale più radicale. A differenza dell’Unione, essa determina la nascita di un unico comune con ordinamento, rappresentanza e struttura decisionale centralizzati. I vantaggi, sul piano teorico, sono significativi: semplificazione amministrativa, maggiore capacità finanziaria e accesso ai contributi regionali. Tuttavia, ogni razionalizzazione comporta il rischio strutturale dell’accentramento, con i centri più forti che assorbono funzioni e servizi, marginalizzando le comunità periferiche» è l’analisi di Riccardo Merendi ex consigliere comunale di Dovadola e dell’Unione dei Comuni.

«Non si tratta di un’opposizione aprioristica alla fusione. Essa può rappresentare un’opportunità concreta per rilanciare il territorio, a condizione che siano previste garanzie statutarie chiare: distribuzione equilibrata dei servizi, presidi amministrativi locali e strumenti di rappresentanza effettiva. Senza tali precauzioni, un accentramento irrispettoso delle potenzialità locali finisce inevitabilmente per allontanare i servizi dai cittadini delle periferie, impoverendo le comunità più fragiliLa storia di Dovadola è paradigmatica: un tempo riferimento sanitario della vallata, oggi a rischio di perdere persino la guardia medica. La progressiva erosione dei servizi non è stata determinata soltanto da fattori esterni, ma anche da una certa debolezza nei tavoli istituzionali locali, che ha reso più facile la marginalizzazione del paese e la dispersione dei presidi. Essa dimostra come, nel tempo, il territorio non abbia saputo preservare né valorizzare le proprie potenzialità» argomenta Merendi.

«Già allora, in tempi non sospetti, dissi chiaramente che occorreva ragionare su questi possibili cambiamenti e prepararsi per tempo, affinché la comunità non fosse sorpresa o impreparata di fronte a mutamenti calati dall’alto. Qualcuno poté allora sorridere, ma oggi resta chiaro: il tempo, come sempre, si è rivelato galantuomo, e la lezione è semplice e severa: rispettare le identità locali e tutelare la distribuzione dei servizi non è una faccenda secondaria, è la condizione imprescindibile perché qualsiasi fusione non diventi un impoverimento delle periferie» conclude Riccardo Merendi.

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