Montagna. PD: “Dai dati della Ragioneria dello Stato taglio del 63% ai fondi, governo chiarisca”

campagna e collina

«Sui fondi destinati alla montagna emergono numeri che preoccupano fortemente i territori. Secondo i dati della Ragioneria dello Stato allegati all’accordo in Conferenza Unificata, le risorse a gestione diretta delle Regioni scenderebbero infatti da 200 milioni a 73 milioni di euro, con una riduzione di oltre il 63%». Per i consiglieri regionali del Partito Democratico Daniele Valbonesi, Barbara Lori, Alice Parma, Anna Fornili, Fabrizio Castellari, Gian Carlo Muzzarelli, Lodovico Albasi, Matteo Daffadà e si tratta di un dato che contraddice quanto dichiarato nelle scorse settimane dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli in Parlamento.

Parliamo di risorse fondamentali per i territori montani – affermano Valbonesi, Parma, Muzzarelli, Albasi, Fornili, Castellari, Lori e Daffadà – che servono a sostenere servizi, infrastrutture e sviluppo in aree che già oggi affrontano sfide importanti come lo spopolamento e la fragilità del territorio. Un taglio di queste dimensioni non può che generare forte preoccupazione tra amministrazioni locali e comunità”.

I consiglieri dem richiamano poi l’attenzione anche su un altro nodo, quello dei circa 700 Comuni che resterebbero esclusi dai nuovi criteri di riparto. Con risorse così ridotte, spiega, le Regioni avrebbero margini molto limitati per intervenire a sostegno dei territori esclusi, anche perché l’eventuale possibilità di utilizzare parte dei fondi regionali non rappresenta un obbligo ma solo una facoltà.

C’è inoltre un problema normativo – aggiungono – perché questa possibilità non è prevista dalla legge 131 del 2025 ma si basa su un accordo raggiunto in Conferenza Unificata nel febbraio 2026”. Infine, sottolinea, si tratta di una misura che riguarda esclusivamente le risorse del 2025, che saranno impegnate nel 2026, senza alcuna garanzia per gli anni successivi. “I territori montani hanno bisogno di certezze e politiche strutturali – concludono i consiglieri dem – non di interventi temporanei o di annunci che poi non trovano riscontro nei numeri”.

Da mesi ci battiamo, non tanto sulla legge 131/2025 nel suo complesso, ma sulla sua applicazione che ha visto una rivisitazione della classificazione dei comuni montani sbagliata, che ora vede un taglio di risorse, come avevamo previsto, e che vedrà ulteriori passi attraverso decreti attuativi che genereranno strappi istituzionali e tensioni inutili. Le politiche della montagna hanno bisogno di altro. Questo modo di procedere ha il fine di favorire solo alcuni territori e di smontare politiche di coesione territoriale su cui la regione Emilia Romagna ha puntato e continuerà a farlo“.

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