Ieri martedì 31 marzo, il vescovo di Forlì-Bertinoro ha ricevuto in episcopio il questore di Forlì-Cesena Claudio Mastromattei che, insieme alla vicaria, Silvia Gentilini e a una poliziotta, ha consegnato a mons. Livio Corazza l’olio di Capaci, ricavato dagli ulivi piantati nel terreno dove avvenne la strage di mafia che il 23 maggio 1992 fa vide la morte del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e della sua scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Ogni olivo è dedicato a una persona delle istituzioni caduta per mano mafiosa. L’olio viene prodotto dall’associazione “Quarto Savona 15” (sigla radio dell’auto di scorta), la onlus fondata da Tina Montinaro, vedova di Antonio, che cura insieme ad altre realtà locali l’appezzamento di terra che ha preso il nome di “Giardino della Memoria”.
“Quanti saranno unti dall’olio del crisma – afferma mons. Corazza – si impegneranno ad assomigliare sempre di più a Colui che ha donato la propria vita fino al sacrificio di sé, soprattutto con la sua morte e la sua risurrezione, e ricorderanno coloro che oggi, danno la vita per la giustizia e la pace per tutti”.
Assieme, all’olio di Capaci, che viene offerto a tutte le Diocesi d’Italia, è arrivato a Forlì, dalla diocesi di Locri-Gerace, da una piantagione confiscata alla ‘Ndrangheta, l’essenza del bergamotto, che da al crisma il caratteristico profumo.