
“L’Assessore Regionale Massimo Fabi chiede un salto evolutivo per il sistema dei CAU, prendendo sempre di più le distanze dalla riforma dell’Assistenza e Urgenza voluta in passato dall’ex Presidente Bonaccini. Ora la sinistra smentisce sé stessa”. Torna a far discutere il sistema dei CAU e in Emilia-Romagna, un tema caldo sul quale il consigliere regionale Luca Pestelli di Fratelli d’Italia ha ribadito la posizione propria e del partito.
“Come Fratelli d’Italia, abbiamo evidenziato i limiti di questo sistema sin dal primo momento e, a più battute, anche nel corso della scorsa campagna elettorale. Abbiamo evidenziato anche quale debba essere, a nostro parere, questo salto evolutivo: i CAU vanno integrati maggiormente nel sistema sanitario. Serve potenziare l’approccio di prossimità e prevenzione e occorre un investimento sulla medicina territoriale, oltre ad un coinvolgimento effettivo della comunità degli operatori sanitari nella sua interezza, dal terzo settore alla rete delle farmacie. È necessario strutturare un servizio che raggiunga i cittadini, invece che farsi rincorrere, anche allo scopo di incidere in maniera adeguata sull’annosa problematica delle liste d’attesa e abbattere quei costi sociali che stanno diventando sempre di più anche costi economici”.
Il problema dei CAU è primigenio. “Così come è stato pensato, il CAU non appare nemmeno uno strumento idoneo a risolvere le problematiche della medicina d’urgenza, i cui reparti avrebbero bisogno di investimenti seri e strutturali. Secondo i dati diffusi dallo stesso Assessore Fabi in Commissione, il 41% dei pazienti si rivolge al CAU ritenendolo uno strumento adeguato alla soluzione dei propri problemi di salute. Quello che viene spacciato come un dato positivo, è in realtà sintomatico di un sostanziale fallimento: significa che sei persone su dieci approdano al CAU in seguito a mancate risposte ricevute, a vario titolo, dal sistema sanitario nel suo complesso. Proprio per questo motivo, invece che soffermarsi esclusivamente sul numero delle prestazioni erogate, la politica regionale dovrebbe concentrarsi sulla predisposizione di percorsi sanitari adeguati, che garantissero una più accurata conoscenza del paziente ed una presa in carico che fosse il più precoce possibile, oltre alla necessaria verifica dell’appropriatezza delle prescrizioni” conclude Pestelli.