Quando la terra trema

terremoto sismografo

I ricorrenti eventi tellurici che ciclicamente colpiscono il nostro Paese evidenziano come il nostro territorio sia da considerarsi a rischio sismico. Consultando i testi storici e le cronache si può costatare che, già dall’anno Mille, numerosi sono stati i terremoti che hanno colpito anche la nostra Romagna.

Nell’estate del 1483, ad esempio, Forlì e le zone limitrofe furono tormentate da un susseguirsi di frequenti scosse sismiche di una certa entità e gli edifici di allora, non certo costruiti seguendo adeguati criteri di sicurezza, riportarono danni rilevanti. Il fenomeno iniziò la notte di San Lorenzo, mentre l’11 agosto ebbe luogo la scossa tellurica più forte che, oltre al crollo di una casa e di una torre, provocò danni anche al campanile e alla Chiesa di San Mercuriale.

Nell’opera I terremoti d’Italia, stampata a Torino nel 1901, è contenuta la descrizione dettagliata di ben 1.364 terremoti avvenuti nel nostro Paese in duemila anni. A proposito del terremoto del 1483 scriveva il giovane sismologo lombardo Mario Baratta, maggiore contributore di quel testo: “Verso l’una di notte dell’11 agosto 1483, in Forlì vi fu una scossa sì gagliarda e lunga da far suonare le campane dei campanili e da spaccare il pinnacolo di quello di San Mercuriale; chiese e case subirono ingenti danni, crollò un gran tratto del chiostro di San Francesco e vi furono parecchie vittime“.

Per invocare la divina indulgenza, la curia locale organizzò messe, processioni e pellegrinaggi, cui parteciparono anche Girolamo Riario e Caterina Sforza, signori della città, che in tal modo videro accrescere il proprio consenso tra il popolo. A seguito della scossa gli stessi Riario, per sicurezza loro e dei figli, si trasferirono dal Palazzo del Comune e della Signoria al cortile della Rocca di Ravaldino, ove alloggiarono in una tenda fino a che lo sciame sismico non dette tregua.

Nel volume “I Bentivoglio. Signori di Bologna” di Marco Viroli si legge: “Alla fine del 1504, un terribile terremoto fece tremare più volte violentemente le terre dell’Italia centrale, con presunto epicentro proprio a Bologna, che tra tutte le città fu quella più sconquassata dall’evento sismico. Il primo spaventoso evento tellurico, della durata di un quarto d’ora, si ebbe il 28 dicembre, alle 2 di notte. Ancora più tremende furono le scosse del 3 gennaio 1505, che per tre ore fecero ondeggiare e cadere torri e palazzi. Lo sciame sismico, che si protrasse per tutto il mese di gennaio, spinse la gente ad abbandonare le proprie case e ad allestire tende e rifugi nei parchi, negli orti e nei giardini“.

Terribile fu poi la scossa che nel 1570 distrusse gran parte di Ferrara, costringendo perfino i potenti Este a dormire sotto le stelle per lunghi mesi. Il sisma colpì duramente anche molti altri paesi della Pianura Padana. Fu in tale occasione, quasi certamente, che a Mirandola cadde al suolo la torre ove erano custoditi i beni preziosi e i documenti trasportati nel 1480 da Lucrezia Pico, terza moglie di Pino III Ordelaffi, signore di Forlì, dopo che, rimasta improvvisamente vedova, aveva trattato la resa della città con papa Sisto IV, zio di Girolamo Riario.

Nel 1688, nel 1781 e nel 1870, con cadenza all’incirca centenaria, altri rilevanti eventi sismici squassarono le nostre terre, facendo crollare numerosi edifici e chiese. Resta poi tuttora presente la descrizione delle devastazioni causate dallo spaventoso terremoto che, nel 1918, ebbe come epicentro l’Appennino romagnolo e provocò un grande numero di vittime e ingentissimi danni ad alcuni centri abitati, tra cui Santa Sofia, Sarsina e Bagno. Ancora più vivo il ricordo delle scosse in Emilia del 20, 29, 31 maggio e 3 giugno 2012, quando i due eventi sismici principali causarono 27 vittime (22 nei crolli, tre per infarto o malore e due per le ferite riportate), in maggioranza dipendenti di aziende distrutte.

Marco Viroli e Gabriele Zelli

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