Nei giorni scorsi il Lions Club Forlì Host nella Sala Aurora di Palazzo Albicini ha organizzato un evento dedicato a “Angelo Masini. Una voce, una scuola, cento anni di musica e un’eredità ancora viva”. Una serata promossa insieme alla Fondazione Angelo Masini e all’Associazione Forlì per Giuseppe Verdi dedicata alla figura del grande tenore forlivese Angelo Masini (1844-1926), artista di fama internazionale, celebre per la purezza del timbro e per una carriera che lo portò nei principali teatri del mondo. Soprannominato il “Tenore angelico”, fu protagonista a Parigi, Londra, Vienna, Mosca e San Pietroburgo, lasciando alla città di Forlì un’eredità musicale che continua a vivere nell’Istituto a lui intitolato.
Nel corso dell’incontro, al quale erano presenti Bernadetta Masini e il figlio Jacopo, discendenti del tenore, sono intervenuti Pierluigi Di Tella, coordinatore didattico dell’Istituto Musicale “Angelo Masini” e pianista attivo nel panorama concertistico internazionale, e Filippo Tadolini, regista e scenografo che opera nel teatro musicale ed ha già lavorato per importanti realtà ed enti lirici in Italia e all’estero.
Hanno arricchito l’incontro il soprano Federica Venturi e il tenore Vidak Koprivica, presentati da Wilma Vernocchi in quanto suoi allievi del corso di perfezionamento di canto all’Istituto Masini, accompagnati dal pianista Michele Sarro, anche lui allievo della stessa scuola.
Nel suo intervento Pierluigi Di Tella ha sostenuto: “Il 2026 si può ben definire “anno masiniano” a tutti gli effetti. Celebriamo infatti non uno bensì due importantissimi anniversari: i 100 anni dalla morte di Angelo Masini ma anche i 100 anni della nascita dell’Istituto Musicale a lui intitolato. Questo traguardo non è soltanto una ricorrenza cronologica, ma un’occasione preziosa per riflettere sul significato profondo che l’operato di un grande artista e di una scuola di musica possono avere per una città e per le persone che la abitano”.
“L’Istituto Masini non è fatto solo di aule o di strumenti musicali”, ha proseguito Di Tella, “ma è un insieme di persone, di allievi, di insegnanti, di famiglie, è una comunità, un luogo in cui si trasmette un sapere che passa soprattutto attraverso le relazioni umane, uno spazio in cui si cresce spesso molto più come persone che come musicisti. In cento anni, l’Istituto Masini ha attraversato epoche storiche molto diverse, trasformazioni sociali, cambiamenti profondi nel modo di insegnare, di fare e di vivere la musica, ma è sempre rimasto fedele alla sua vocazione fondamentale, alla missione altissima di formare, di accogliere, di educare, di offrire a generazioni diverse la possibilità di incontrare la musica come esperienza di vita”. Ha poi raccontato la storia dell’istituto, gli illustri musicisti che vi hanno operato, che si sono formati intraprendendo grandi carriere e tutte le attività che l’Istituto svolge.
“La serata nasce proprio dal desiderio di mettere in risalto la storia di un uomo, Angelo Masini”, ha specificato Fiorella Maria Mangione presidente del Lions Club, “la cui figura artistica e umana è all’origine di un’istituzione che appartiene alla città di Forlì e che ha formato professionisti, appassionati, insegnanti, ascoltatori consapevoli”.
Filippo Tadolini ha raccontato la figura di Angelo Masini nell’evoluzione della sua carriera, sottolineando il ruolo del celebre tenore nella storia dell’opera lirica. Citando un pensiero del grande Luciano Pavarotti (1935-2007), che in punto di morte espresse l’auspicio di essere ricordato ai posteri soprattutto come «cantante d’opera», il relatore ha dichiarato che la rilevanza artistica del tenore forlivese nel panorama musicale della sua epoca è l’elemento fondamentale da porre in rilievo per commemorare nel modo più adeguato la memoria nel centenario della sua morte. È stata ricordata la stima di cui Masini godette presso i compositori del suo tempo, tra i quali Jules Massenet (1842-1912), Arrigo Boito (1842-1918) e Anton Rubinstein (1829-1894), nonché primo fra tutti Giuseppe Verdi (1813-1901). Al più importante operista italiano infatti si deve certamente l’avvio della sua carriera internazionale, nel 1874, con la partecipazione come solista alla prima tournée europea della “Messa da Requiem” che lo portò ad esibirsi nelle più grandi capitali europee, tra cui Parigi, Londra e Vienna.
È indubbio che la vocalità di Masini fu stimata da Verdi fino al termine della sua carriera: è documentato che il sommo maestro avesse vagliato la possibilità di affidare proprio all’artista forlivese la creazione in prima assoluta dei suoi ultimi due personaggi tenorili, Otello, nell’opera omonima, e Fenton nel “Falstaff”. È stato poi ricordato lo sviluppo internazionale della fama di Masini, che, oltre ai più importanti teatri europei, calcò per ben due volte i principali palcoscenici del Sudamerica, nel 1887 e nel 1889, ed ebbe un legame privilegiato con i teatri dell’Impero russo, in modo praticamente continuativo a partire dal 1876 fino al ritiro dalle scene; d’assoluta importanza furono infatti i rapporti personali intrattenuti con gli zar Alessandro II, Alessandro III e soprattutto Nicola II, quest’ultimo celebrato dalla voce di Masini proprio in occasione della cerimonia della sua incoronazione, nella reggia di Arcangelo nel 1896.
Non venne però mai meno il suo legame con la Romagna, che nel 1882 lo applaudì trionfalmente in quattordici rappresentazioni de “Gli Ugonotti” di Giacomo Meyebeer (1791-1864) al Teatro Comunale di Forlì, evento di grande rilevanza che attirò nel capoluogo romagnolo estimatori e critici provenienti da tutta Italia, e Faenza, l’anno successivo, dove per “par condicio” propose ”L’africana” dello stesso compositore, conseguendo un nuovo successo. Il nutrito ”fan club” faentino ebbe poi modo di celebrarlo nel 1891 in ”Cavalleria rusticana” di Pietro Mascagni (1863-1945) e ne ”Il barbiere di Siviglia” di Giachino Rossini (1792-1868), e infine nel 1903 ne ”I pescatori di perle”, quando la città decise di intitolargli il suo principale palcoscenico, che ancora oggi porta il suo nome.
Durante la serata il soprano Federica Venturi si è esibito in ”O cielo azzurri” dall’ ”Aida” di Verdi, a ricordo del primo incontro di Masini con il celebre operista: proprio assistendo ad una rappresentazione di quest’opera a Firenze il compositore notò per la prima volta le qualità vocali dell’esordiente forlivese. con l’esecuzione di ”Voi lo sapete o mamma” da ”Cavalleria Rusticana” di Mascagni la Venturi ha poi ricordato l’approccio di Masini al verismo, una novità assoluta nello stile musicale dell’epoca, che testimonia una certa sensibilità del tenore all’innovazione stilistica.
Il tenore Vidak Koprivica ha invece restituito con le sue interpretazioni il fascino esercitato da Masini sul pubblico femminile. Ha eseguito due romanze da camera dell’epoca: la celebre ”Occhi di fata”, del compositore Luigi Denza (1846-1922), e la meno nota “Ricordati di me”, scritta per Masini e a lui espressamente dedicata probabilmente da un’ammiratrice, la Contessa de Lorente.
Al termine dell’incontro, l’esibizione del quartetto d’archi composto da Alice Lazar, Anna Fiorani, Letizia Rabitti, Anna Maltoni e del trio jazz Trio Antiguos, composto da Giacomo Santarelli, Valentino Magnani, Filippo Soprani, tutti studenti del Masini, hanno evidenziato come la Musica d’Insieme, altro pilastro fondamentale degli insegnamenti dell’istituto, sia parte essenziale della formazione musicale e umana degli allievi.