Sanità. Ancarani: «Programmazione regionale solida, ma da Roma servono risorse»

Valentina Ancarani PD

La consigliera regionale del Partito Democratico Valentina Ancarani interviene dopo la presentazione in Commissione Salute delle linee di programmazione della sanità regionale per il 2026 da parte dell’assessore Massimo Fabi. «La programmazione regionale per il 2026 vale oltre 10,2 miliardi di euro, con un incremento di 267 milioni rispetto al 2025. Risorse destinate ai Livelli essenziali di assistenza (10 miliardi), agli obiettivi di piano (74 milioni), ai farmaci innovativi (87 milioni) e allo sviluppo dell’assistenza territoriale secondo il DM77 (88,5 milioni). Si tratta di un impianto articolato in 334 obiettivi, che tocca ambiti fondamentali: dalla copertura vaccinale agli screening oncologici, dal potenziamento delle cure primarie e delle Case della Comunità alla riduzione dei tempi di attesa, dall’assistenza domiciliare alle cure palliative, fino al contrasto all’antibiotico-resistenza».

«Rispetto al 2025 — prosegue Ancarani — sono previste maggiori risorse per il numero unico europeo 116-117 (15,5 milioni di euro) e per reparti ospedalieri dedicati alla psicopatologia dei minori tra 0 e 17 anni (4,9 milioni). Due investimenti che rispondono a bisogni crescenti delle famiglie e dei territori».

«La Regione dimostra di saper programmare e investire con visione — sottolinea la consigliera Dem —. Ma la qualità della programmazione regionale dipende anche da ciò che arriva da Roma. L’aumento del finanziamento nazionale, pari al 4,6%, è un segnale positivo ma non sufficiente: gran parte delle risorse aggiuntive viene assorbita dai costi, rinnovi contrattuali del personale, spesa farmaceutica e per dispositivi medici, sviluppo della rete territoriale, costi energetici e inflattivi ancora elevati, e resta in larga misura vincolata, lasciando ai territori pochi margini di flessibilità».

«Preoccupa inoltre — aggiunge Ancarani — la riduzione del fondo nazionale per i farmaci innovativi: meno 140 milioni a livello nazionale, che si traducono in 33 milioni in meno per la nostra regione. Un taglio che rischia di incidere sull’accesso dei pazienti alle terapie più avanzate».

«Il punto è chiaro — conclude Ancarani — garantire il diritto universale alla cura richiede risorse adeguate, certe e continuative nel tempo, non soggette a tagli o oscillazioni che impediscono una programmazione efficace. E richiede maggiore autonomia nel loro utilizzo. L’Emilia-Romagna fa la sua parte con serietà; al governo chiediamo di fare altrettanto».

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