Affidiamo alla missione Artemis II un brandello di speranza. Lo sguardo pacifico e silenzioso dallo spazio, il volto nascosto della Luna, il senso di una umanità che nonostante tutto mira a un futuro che non sia un deserto di morti, sono presagi (o così ci piacerebbe immaginarli) in controtendenza rispetto alla quotidianità televisiva, coi suoi ceffi ributtanti.
Ma se gli astronauti anziché la Luna guardassero la Terra, a che cosa penserebbero, ora? E mi vengono in mente “X Agosto” di Giovanni Pascoli e quelle parole finali, disperate e terribili, indirizzate al Cielo, perché, la notte di San Lorenzo, inondi d’un pianto di stelle “quest’atomo opaco del Male”. Siamo ancora lì. A Zvanì.
Roberto Balzani