NoMegastore: legalità e giustizia sociale tra crimini ambientali e lavoro

Forlì Piazza Saffi dall'alto

«Da sempre ci piace pensare il NoMegastore come un megafono, qualcosa in grado di raggiungere chi distrattamente, per colpa o pigrizia, ignora, con tutta la complessità che questo termine comporta. Ed è così che ci siamo trovati a parlare di legalità, ambiente e lavoro con Maria Giorgini segretaria generale della Camera del Lavoro di Forlì Cesena, con Francesco Occhipinti direttore Legambiente Emilia Romagna e con Enrico Fontana responsabile nazionale dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente. Secondo l’ultimo Rapporto Ecomafie 2025 di Legambiente (basato sui dati analizzati del 2024), il dato nazionale dei reati ambientali in Italia ha superato per la prima volta la cifra di 40.000 illeciti, con un aumento percentuale del 14,4% rispetto all’anno precedente, una media giornaliera di 111,2 reati al giorno, nella media circa 4,6 ogni ora con circa 37.000 persone denunciate, il tutto per un fatturato illegale stimato di 9,3 miliardi di euro. Per meglio definire le nuove proiezioni di criminalità ambientale Legambiente ha suddiviso i reati in tre macro filiere: ciclo del cemento (abusivismo edilizio, cave illegali, appalti truccati); ciclo dei rifiuti (smaltimento illecito, traffico di rifiuti speciali); reati contro la fauna (bracconaggio e commercio illegale di specie protette)» si legge in una nota del Comitato NoMegastore.

«Su questo scheletro – continua – riteniamo opportuno condividere alcuni dati che entrano nello specifico della nostra Regione che si posiziona al 12° posto nazionale per numero di reati, posizione che vede crescere del 15,6% il numero degli illeciti rispetto al 2023, con una media di circa 30 reati alla settimana riscontrati dalle maglie di ben 84.000 controlli effettuati dalle forze dell’ordine nell’arco dell’anno di riferimento. Ma fuori da ogni previsione la nostra provincia eccelle, salendo al 10° posto nazionale, nei reati connessi al ciclo dei rifiuti con una percentuale di crescita imbarazzante, ovvero di ben il 42,6%. Nella nostra Provincia ci chiediamo come sia possibile quel picco di oltre il 40% nel ciclo rifiuti, sarà mica che si sia buttato un sacchetto della spesa in più lungo i fossi della campagna o lungo le stradine poco frequentate del centro storico? No, il problema non può essere ricondotto solo a questo, seppure un bagno di civiltà ed educazione ci potrebbe rendere cittadini di molto migliori di come siamo. Le violazioni più incisive avvengono in tre fasi: fase di produzione e dichiarazione: falsificazione di documenti (false attestazioni sulla quantità o sulla natura dei rifiuti prodotti). Declassificazione illecita (registrazione di rifiuti pericolosi come “non pericolosi” per abbattere i costi di smaltimento). Fase di trasporto: traffico illecito (trasporto senza le autorizzazioni necessarie o con formulari falsificati o incompleti). Fasi di smaltimento e recupero: finto recupero (rifiuti che vengono dichiarati “recuperati” ma che in realtà finiscono in discariche abusive o vengono interrati illegalmente; Smaltimento abusivo (gestione di discariche non autorizzate e scarichi illeciti)».

«Questo per specificare che nonostante i virtuosismi conferiti alla Provincia dalla raccolta differenziata (82,3%), l’alto numero di reati legali alla filiera del rifiuto indica il sempre più imponente inserimento della criminalità all’interno delle attività industriali e nel ciclo di trattamento dei materiali. Tutto ciò finisce per alterare la circolarità economica andando così ad impattare sulla leale concorrenza e minare le aziende in regola che investono nella corretta gestione del processo produttivo legato al ciclo dei rifiuti. Le imprese che operano illegalmente gestiscono con attenta professionalità la falsificazione dei codici CER (con i quali si assegnano maggiori o minori restrizioni sui protocolli di sicurezza da adottare per la movimentazione dei rifiuti), si avvalgono della compiacenza di laboratori che certificano falsi valori di sostanze inquinanti per far si che il materiale rientri in categorie a più basso costo di gestione e infine, con i sempre prolifici “giri di bolla” trasformano l’identità del rifiuto nelle fasi di passaggio fra i vari siti di stoccaggio» continua NoMegastore.

«Il greenwashing è la nuova frontiera dell’illegalità organizzata, sostenuto da un sistema economico che non premia il virtuoso, ma strizza l’occhio al furbo e ad una società alla quale è stato inculcato che parlare di ecologia equivalga a qualcosa di marginale e non prioritario. Perché facciamocela la domanda di che fine facciano poi questi rifiuti. Chiediamolo ai cementifici che utilizzano fanghi industriali e ceneri o terre contaminate al posto di sabbia e calcare o che, ignorando i protocolli rischiano di contaminare il cemento prodotto con nichel, mercurio o ammoniaca e rilasciare diossine nei fiumi, chiediamolo ai produttori di calcestruzzo che miscelano inerti da demolizione con materiali pericolosi andando a coprire il mercato per la gestione dei sottofondi stradali o che vanno a produrre calcestruzzo povero che andrà poi ad essere utilizzato in edilizia strutturale. Forse qualche domanda in più sarebbe il caso di farsela» conclude il Comitato NoMegastore.

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