Secondo anniversario per la mappa dei ‘Sei scrigni culturali privati della città di Forlì’, un progetto ha avuto il merito di accendere un faro su tesori spesso ignorati. Tuttavia, ci teniamo a precisare che la Fumettoteca nazionale Alessandro Callegati ‘Calle’ non è un semplice ‘museo dei ricordi’, ma una realtà dinamica che produce workshop, formazione e aggregazione sociale. Abile e attiva, in questi suoi primi 16 anni lo ha ben dimostrato, e anche in più occasioni. Se da un lato l’inserimento nel percorso museale del San Domenico ha portato una presenza di visitatori incuriositi dalla Nona Arte, dall’altro mette a nudo il paradosso di un’eccellenza nazionale che sopravvive quasi esclusivamente grazie alla passione del volontariato e agli auto-finanziamenti.
In occasione del secondo anno di questa iniziativa, poco evidenziata dall’Amministrazione, sorge spontanea una domanda: può una città che fino a pochi mesi fa puntava alla candidatura di Capitale della Cultura permettersi di tenere ‘sotto chiave’ un patrimonio e una attività esclusiva in Italia? Se il Comune pubblicamente si vanta di avere questi ‘scrigni’, va sottolineato che l’unicità della Fumettoteca, e le altre realtà culturali, sono valori che Forlì dovrebbe proteggere con i fatti, non solo con le mappe, assumendosi la responsabilità di non lasciarli culturalmente ‘chiusi’. È più quello che la Fumettoteca rappresento per Forlì che il contrario. Non abbiamo ‘bisogno’ di mappe per esistere (esistiamo e riceviamo riconoscimenti da 16 anni), ma la mappa ha bisogno della Fumettoteca per dimostrare che Forlì è una città culturalmente viva anche grazie all’iniziativa privata e al volontariato. Informazioni 339 3085390 (orario 10/18), fumettoteca@fanzineitaliane.it.
“Essere inseriti nella mappa è stato un riconoscimento locale – dichiara GianLuca Umiliacchi direttore fumettotecario – ma siamo dell’opinione personale che sia la città a beneficiare della nostra unicità internazionale, più di quanto noi si benefici del supporto istituzionale. Certo, un ottimo punto di partenza, ma se poi non ci si muove oltre la sfida per il futuro della sostenibilità di un esclusivo modello di ‘welfare culturale’, che pochi possono vantare, rimane il bilancio di constatare la sua unicità funzionale. Spesso queste iniziative istituzionali rischiano di essere più ‘operazioni di facciata’ o di puro marketing territoriale che non un reale supporto strutturale alle realtà che, con fatica e volontariato, tengono in piedi le realtà socio-culturali. Viene spontaneo domandarsi se Forlì, città che si vantava della candidatura di Capitale della Cultura, stia davvero valorizzare le esclusive risorse o se le stia solo usando come ‘ornamento’. Non chiediamo celebrazioni (quelle ce le facciamo da soli), ma spazi e visione. Il dialogo con le scuole, le organizzazioni sociali e i cittadini è già realtà quotidiana, ben consolidata in questi 16 anni di ininterrotta attività. Ora serve che la politica culturale locale faccia il salto di qualità, trasformando un puntino sulla mappa in un investimento strutturale per il futuro sociale di Forlì”.
“Siamo l’unica biblioteca di fumetti aperta quando le altre sono chiuse – precisano i componenti dello staff – un Social Community Hub che risponde a bisogni reali di giovani e adulti. Il progetto della mappa e il ruolo che vi rivestiamo, è un esempio virtuoso di come una città possa iniziare a cercare di valorizzare il ‘sommerso culturale’. Ora è tempo di fare il secondo passo“.
Senza alcun dubbio, l’idea di collegare con una ‘Rete’ il Museo San Domenico (‘cuore’ istituzionale delle grandi mostre) a realtà private e decentrate è una strategia intelligente. Portare i visitatori fuori dai percorsi turistici tradizionali, oltre il centro storico, trasforma la visita a Forlì da un’esperienza ‘mordi e fuggi’ di una singola mostra a un’esperienza culturale ampliata. La mappa ‘Sei tesori culturali privati della città di Forlì’, in grado di rappresentare veri tesori nascosti, custoditi da persone appassionate che hanno dedicato denaro, tempo, impegno e cuore nella creazione di collezioni uniche e senza tempo.
Ideata nel 2024 dall’Assessore alla Cultura, non solo presenta la Fumettoteca ma include anche i dati del Museo Ercole Baldini – viale Bologna 325 Villanova, il Museo del Plaustro Fattoria la Capanna del Drago – via del Prete 5 Villagrappa, il Museo dei Mestieri in via Veclezio 50/E Vecchiazzano, il Museo delle Ferrovie in viale Cristoforo Colombo e il Museo Dante Foschi Casa del Mutilato in via Piero Maroncelli 3. La Fumettoteca ha un ruolo sociale: definirla Social Community Hub è corretto. Non è un magazzino di carta, ma un luogo che crea relazioni, workshop e supporto al lavoro. Forti di un patrimonio immenso, un’eccellenza nazionale posta in due stanze che, per stessa ammissione dei curatori, è visibile solo in piccola percentuale lasciando la restante grande parte della collezione rimane soffocata dalla mancanza di spazi adeguati.