«La scelta della maggioranza in Comune a Forlì di rinviare ancora una volta la discussione sul Ddl Bongiorno, demandandola alla Commissione Pari Opportunità anziché affrontarla in Consiglio comunale, ci lascia perplesse.
Il contrasto alla violenza di genere, in particolare quella a sfondo sessuale, non può essere trattato come un tema prettamente tecnico, da affrontare lontano dal luogo principe del confronto pubblico sulla città. La vita delle persone, i loro diritti, la libertà e la dignità delle donne richiedono alla politica e alle istituzioni la capacità di assumere apertamente una responsabilità e una posizione. I casi di violenza contro le donne continuano ad avere dimensioni strutturali, anche a Forlì e nel nostro territorio» si legge in una nota della Conferenza delle Democratiche del Forlivese.
«Donne che – continua – anche quando trovano la forza di denunciare, vengono lasciate troppo spesso sole e subiscono un’odiosa vittimizzazione secondaria, quando si trovano costrette a giustificare le proprie reazioni, la propria incapacità di reagire nel momento stesso in cui la violenza si verifica, con il rischio di non essere credute e di sentirsi giudicate, come se non bastasse il trauma per ciò che hanno subito. È quindi grave che la necessità di preservare equilibri politici interni al centrodestra superi la responsabilità di occuparsi delle proprie cittadine, in attesa che si chiarisca la linea nazionale. Le scelte dei governi devono tenere conto delle esigenze dei territori, che hanno il dovere di favorire decisioni giuste, in linea con i bisogni delle proprie comunità. Il contrasto alla violenza non è un tema di destra o di sinistra: è una questione di civiltà che dovrebbe unire tutte le istituzioni».
«In diversi Consigli comunali, così come in Consiglio regionale, sono già stati presentati e discussi ordini del giorno analoghi, in taluni casi approvati all’unanimità, così come alla Camera era stato approvato all’unanimità il testo fondato sul principio del consenso: un patto politico poi affondato dall’incursione della Lega. Anche il Parlamento europeo, nei giorni scorsi, ha chiesto agli Stati membri una definizione comune di stupro basata sull’assenza di consenso libero, informato e revocabile, richiamando la Convenzione di Istanbul e gli standard internazionali già adottati in molti Paesi europei. Perché il punto è semplice: senza consenso è stupro. Affermarlo con chiarezza significa rafforzare la libertà e l’autodeterminazione delle donne, ma anche contribuire a un cambiamento culturale profondo, che sposti finalmente l’attenzione dalla condotta delle vittime alla responsabilità di chi commette violenza» insistono.
«Per questo riteniamo grave continuare a rinviare una discussione che merita invece parole chiare e una presa di posizione pubblica, nel rispetto delle donne che hanno subito violenza e nell’ascolto delle associazioni forlivesi che le affiancano ogni giorno e svolgono un lavoro fondamentale di sensibilizzazione della comunità. Ci appelliamo in particolare al sindaco e alle donne di questa amministrazione perché si impegnino a ripristinare le condizioni di un confronto democratico e costruttivo. Quando si decide di sottrarre questi temi al confronto pubblico del Consiglio comunale, bisognerebbe fermarsi un momento e chiedersi quale risposta vorremmo dalle istituzioni se a subire violenza fosse una persona che amiamo. Probabilmente chiederemmo una sola cosa: chiarezza, coraggio e giustizia» conclude la Conferenza delle Democratiche del Forlivese.