«La sensazione di vuoto che si osserva passando nello storico piazzale Kennedy è la stessa di quella dell’assenza di un componente dell’arredo di casa, come il tavolo della cucina o l’armadio in camera da letto: un’assenza percepita che lascia uno spazio pressoché impossibile da sostituire, perché conteneva inizi di giornata, abitudini che conferivano socialità, incontri e confronti tra residenti del quartiere su accadimenti ed avvenimenti che coinvolgevano conoscenze e quotidianità. L’edicola gestita dal signor Gondolini e dalla sua famiglia è stata smontata ed asportata dalla sua sede, riportando l’area nella sua condizione precedente, un esito che raramente si è visto in situazioni analoghe. Continua quindi la capitolazione di questi preziosi punti vendita, sconfitti dalle scelte più commerciali che editoriali — come quella di cedere la vendita dei giornali alla grande distribuzione — ma anche dall’avvento della lettura digitale.
Quello che però dispiace profondamente è stata la lapidaria quanto implacabile scure della inflessibile burocrazia del Comune sul tentativo, da parte del sottoscritto quale rappresentante di quartiere e residente, insieme ad altre associazioni ed Enti, di voler salvare una struttura per scopi sociali o culturali, che presentava un impianto integro e con componenti a norma verificati. Molteplici proposte sono state avanzate e vagliate anche dai tecnici per quella che era una delle poche strutture addirittura antisismiche, dotata persino di impianto di videosorveglianza. Il gentile signor Gondolini, anche durante un sopralluogo con i tecnici comunali e i soggetti interessati all’adozione del chiosco — come la vicina biblioteca Paul Harris —, si era detto disponibile ad ogni collaborazione per riadattare eventualmente l’interno della struttura; lo stesso sodalizio dell’Unione Sottufficiali di Forlì aveva espresso la disponibilità a una gestione diretta dopo l’acquisizione del bene nel patrimonio comunale, così come il Comitato ASI Forlì-Cesena aveva offerto la propria collaborazione per il futuro rilancio.
Ma la risposta, come detto, è stata lapidaria: «Non si può creare il precedente», ovvero tutte le edicole, dopo il termine comunicato della cessata attività, devono essere tassativamente rimosse. Dura lex sed lex, quindi? Mi sia consentito, a seguito del forte impegno profuso, di non essere d’accordo e di potermi dispiacere per questa scelta, consapevole di aver offerto ogni contributo utile per indurre l’amministrazione a una diversa valutazione, anche perché il contesto del vicinato e delle realtà associative vicine avrebbe potuto consentire alcune opportunità proficue di impiego; un ringraziamento sincero va, in ogni caso, al Signor Gondolini per la sua squisita e cortese disponibilità».
Raffaele Acri