Domenica 14 giugno l’ultimo atto dell’edizione 2026: un percorso polifonico tra il cinquecentesimo anniversario di Giovanni dalle Bande Nere, l’emancipazione femminile con Serena Bortone e le contaminazioni di “Archi Senza Confini”. Una giornata dedicata interamente alla libertà, all’identità e all’incontro profondo tra culture e generazioni. Domenica 14 giugno il Festival “Caterina Sforza – L’Anticonformista” conclude la sua edizione 2026 con un palinsesto che riassume e sublima il tema portante di quest’anno: “Confini”.
Dalla rievocazione storica rinascimentale alla riflessione sul lungo cammino dell’emancipazione femminile, sino a una chiusura affidata alla musica intesa come linguaggio universale e privo di barriere, il programma finale guiderà il pubblico forlivese attraverso un viaggio suggestivo capace di connettere epoche, vissuti e sensibilità differenti.
Dopo tre intensi giorni di incontri, spettacoli e tavoli di dialogo culturale che hanno convogliato a Forlì alcune tra le voci più autorevoli del panorama contemporaneo italiano, la manifestazione taglia il traguardo restando fedele alla propria identità originaria. La vocazione del progetto, sin dalla sua genesi, risiede infatti nella capacità di generare occasioni di confronto in cui il passato interroga il presente, la dimensione locale si specchia in quella internazionale, e la memoria storica si trasforma in una chiave di lettura per decifrare le complessità e le sfide del nostro tempo.
Il sipario su quest’atto conclusivo si alzerà alle ore 18,00 nella cornice del Giardino Gio, spazio eletto per accogliere la presentazione del volume “Giovanni dalle Bande Nere. Il Gran Diavolo da Forlì” firmato dallo scrittore e ricercatore Marco Viroli. Si tratta di un appuntamento dal profondo valore storico e simbolico, poiché l’anno corrente coincide esattamente con il cinquecentesimo anniversario della morte di Giovanni dalle Bande Nere, il celeberrimo capitano di ventura rinascimentale e figlio della stessa Caterina Sforza.
Attraverso un’indagine rigorosa sulle fonti storiche unita a una tessitura narrativa vibrante e accessibile, Marco Viroli ricostruisce la parabola umana, politica e militare di un condottiero che ha impresso un’impronta indelebile nelle cronache d’Italia. L’evento offrirà alla cittadinanza non solo l’opportunità di riscoprire una delle pagine più avvincenti e tumultuose del nostro Rinascimento, ma stimolerà anche una riflessione attuale sul legame tra eredità familiare, costruzione dell’identità personale e peso della responsabilità storica; nodi tematici, questi, che dialogano a viso aperto con il concetto di confine che attraversa l’intera rassegna.
La serata proseguirà alle ore 20,15, sempre all’interno del Giardino Gio, con uno dei momenti più attesi e trasversali dell’intera manifestazione. Il palco vedrà affiancati la nota giornalista e conduttrice Serena Bortone e Riccardo Pedicone — scrittore, divulgatore culturale e intellettuale digitale ampiamente seguito dal pubblico più giovane con lo pseudonimo di Ricky Pedi, nonché autore del seguitissimo podcast “Felici Pochi”, un cantiere di pensiero incentrato sulle relazioni interpersonali, sulla crescita emotiva e sulla ricerca della felicità nelle pieghe della società contemporanea. Prendendo le mosse dalle pagine del romanzo “Le dirimpettaie” di Serena Bortone, i due ospiti daranno vita a un dibattito serrato sulla libertà individuale, sull’autodeterminazione, sui legami umani e sull’emancipazione femminile, orchestrando un confronto che unisce codici espressivi e sguardi generazionali diversi.
L’incontro si carica di un’ulteriore e densa valenza civile nell’anno in cui l’Italia celebra l’ottantesimo anniversario dell’estensione del diritto di voto alle donne. La conversazione si offrirà così come un osservatorio privilegiato per tracciare il bilancio del cammino compiuto dalla società italiana negli ultimi decenni, ponendo l’accento sulle sfide tuttora aperte in termini di parità di genere, partecipazione pubblica e reale parità. In questo contesto, la presenza di Riccardo Pedicone funge da strategico raccordo con le nuove generazioni, che riconoscono nella sua opera di divulgazione quotidiana un punto di riferimento valoriale.
Mediante una produzione che spazia dai libri ai contenuti social e digitali, Pedicone ha saputo aggregare una comunità sensibile alle dinamiche dell’ascolto e della consapevolezza, dimostrando come la cultura possa tramutarsi in uno strumento inclusivo, pop e vicino alla quotidianità dei giovani. L’interazione con Serena Bortone promette dunque di rivelarsi un punto di sintesi fecondo tra il giornalismo tradizionale, la letteratura e i nuovi media.
Il suggello definitivo alla kermesse arriverà alle ore 21,30, quando la scena sarà interamente occupata dalle note del concerto “Archi senza confini”, l’esibizione finale che corona l’omonima masterclass internazionale promossa dall’Accademia InArte. Non avrebbe potuto esserci una conclusione più organica e coerente con lo spirito profondo dell’edition 2026. La dimensione sonora si eleva qui a codice universale, l’unico in grado di sgretolare all’istante le frontiere geografiche, doganali e linguistiche, edificando una zona di contatto aperta, orizzontale e pienamente condivisa.
Sul palco si disporrà un ensemble eclettico e internazionale, composto da musicisti dalle carriere e dalle provenienze geografiche estremamente distanti: i violinisti Oriol Saña, Luca Campioni e Libia Contreras Romero, sostenuti dal dialogo con la chitarra flamenca di Karam Lefheiel, il pianoforte di Enrico Cristofani, il contrabbasso di Paolo Ghetti e la batteria di Giacomo Nanni. Il repertorio orchestrato per la serata spazierà dalle suggestioni jazz alle matrici mediterranee, toccando la musica popolare, la sperimentazione contemporanea e le pulsazioni latinoamericane.
Si tratta di un’architettura acustica fondata sull’assunto cardinale che la contaminazione tra culture non rappresenti mai un depauperamento delle singole identità, bensì un’irrinunciabile spinta all’arricchimento vicendevole. Per giorni, allievi, docenti e professionisti di estrazioni eterogenee hanno convissuto scambiandosi tecniche e visioni artistiche; la performance restituirà alla platea il distillato di questo percorso collettivo imperniato sulla solidarietà e sulla coesione sociale attraverso l’arte.
A riassumere lo spirito dell’iniziativa sono le parole emblematiche della direttrice artistica, Eleonora Mazzoni: «La giornata conclusiva riassume perfettamente il senso dell’intero Festival. I confini non sono soltanto limiti da difendere ma soglie da attraversare. La storia di Giovanni dalle Bande Nere, la riflessione proposta da Serena Bortone e Riccardo Pedicone e la musica di Archi Senza Confini raccontano modi diversi di confrontarsi con l’altro, con il cambiamento e con il futuro. In ciascuno di questi appuntamenti troviamo il desiderio di superare barriere, pregiudizi e separazioni per costruire nuove possibilità di incontro».
Con la ricca giornata di domenica 14 giugno cala così il sipario sull’edizione 2026 del Festival “Caterina Sforza – L’Anticonformista”. La manifestazione si congeda confermando la centralità del proprio ruolo nel tessuto cittadino di Forlì: un laboratorio culturale permanente capace di fondere rigore scientifico, alta divulgazione e accoglienza democratica, valorizzando le radici e il patrimonio storico locale senza mai perdere di vista le grandi, ineludibili questioni dell’orizzonte contemporaneo.