A Meldola solo tre Consigli comunali in quasi sei mesi. Un bottino decisamente troppo magro secondo il gruppo di minoranza ‘Noi Meldolesi’, che ha deciso di uscire allo scoperto per criticare duramente la gestione e la programmazione dell’attività amministrativa da parte della giunta. I numeri, d’altronde, parlano chiaro: dall’inizio dell’anno a oggi l’aula si è riunita col contagocce e, per giunta, con una distribuzione temporale che lascia perplessi.
Due sedute su tre si sono concentrate nel mese di aprile, convocate quasi esclusivamente per approvare i documenti di bilancio entro le scadenze di legge. Un dato oggettivo che, secondo l’opposizione, svela una preoccupante tendenza a considerare l’assise cittadina come un mero adempimento burocratico piuttosto che come il cuore pulsante del confronto democratico.
A preoccupare i consiglieri di minoranza non è solo la scarsa frequenza, ma il vuoto istituzionale che si viene a creare tra una seduta e l’altra. Dopo la riunione del 30 gennaio, il Consiglio successivo è stato convocato solo a inizio aprile, lasciando oltre due mesi senza alcun dibattito, seguiti poi da un tour de force di due convocazioni in appena venti giorni. Il risultato? Mesi interi – come febbraio, marzo e maggio – sono rimasti completamente privi di sedute.
Una scelta organizzativa che per Noi Meldolesi fa a pugni con le reali esigenze di una comunità che ogni giorno si trova a fare i conti con disservizi, cantieri lumaca, problemi di manutenzione e criticità legate alla sicurezza. I cittadini segnalano e chiedono risposte, ma la macchina politica sembra girare a vuoto, offrendo una percezione di diffusa assenza su temi cruciali.
Il gruppo di opposizione fa notare come non si tratti di un caso isolato, bensì di un trend già emerso nel 2025, anno in cui si erano registrate appena 8 sedute complessive (di cui solo 7 dedicate all’ordinaria amministrazione). Una contrazione dei lavori che oggi si sta accentuando e che rischia di penalizzare i cittadini. La minoranza rivendica il proprio impegno quotidiano nello studio del territorio e nella redazione di mozioni e interpellanze, esprimendo forte rammarico per i tempi biblici con cui queste istanze vengono discusse. Portare in aula un problema di degrado o di sicurezza mesi dopo la segnalazione dei residenti ne azzera, di fatto, l’utilità e la tempestività.
Oltre al danno, si aggiunge la beffa della gestione logistica. La rarefazione delle sedute crea inevitabilmente un “effetto imbuto”: interrogazioni e richieste di chiarimento si accumulano per mesi, finendo per essere concentrate tutte nella stessa giornata. Questo sovraccarico comprime i tempi di discussione e impedisce il necessario approfondimento di pratiche complesse che meriterebbero ben altra attenzione. Di fronte a questo scenario, Noi Meldolesi lancia un appello per un cambio di rotta radicale: la città ha bisogno di un confronto costante, organizzato e rapido. Quella sollevata non è una polemica fine a se stessa, ma una richiesta di rispetto per il ruolo della massima assemblea cittadina e, soprattutto, per i diritti dei meldolesi a ricevere risposte in tempi certi.