“Sindaco, dove sei?”: il comitato di via Oraziana esige risposte su sicurezza e salute pubblica

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Cresce la tensione e la preoccupazione tra i residenti delle frazioni di Durazzanino, Malmissole e Poggio. Al centro della protesta c’è la progressiva trasformazione di un’area storicamente a vocazione agricola in un vero e proprio polo industriale e tecnologico ad alto impatto.

Nel mirino dei cittadini c’è la vertiginosa concentrazione di infrastrutture energetiche nel giro di pochissimi metri in via Oraziana: alla già presente centrale Terna e al nuovo impianto di produzione di biometano, si prevede infatti l’aggiunta di un sistema di accumulo elettrochimico (BESS), a cui se ne affiancherà un secondo a circa un chilometro di distanza.

Di fronte a quella che viene definita una “massiccia concentrazione di infrastrutture“, il comitato cittadino unito delle tre frazioni ha cercato ripetutamente il dialogo con l’Amministrazione comunale. I rappresentanti dei residenti hanno inviato ben tre richieste formali tramite pec: due per sollecitare un incontro urgente negli uffici del Comune e una terza per invitare il sindaco Gian Luca Zattini a un sopralluogo diretto in via Oraziana.

L’obiettivo dei cittadini è ottenere trasparenza, chiarimenti e rassicurazioni. Tuttavia, dal Comune, denunciano i residenti, finora è arrivato solo il silenzio. “Il sindaco è la massima autorità sanitaria locale sul territorio — attacca il comitato in una nota ufficiale — ed è il primo responsabile della salute pubblica e della sicurezza dei suoi amministrati. Ha il dovere giuridico e morale di rispondere. Non parliamo di un capriccio, ma della tutela della nostra salute e della sicurezza ambientale“.

I quesiti sollevati dalla comunità sono netti e investono la gestione del territorio e la sicurezza pubblica. I cittadini chiedono per quale motivo si sia scelto di concentrare impianti potenzialmente suscettibili di rischi tecnologici — come incendi, esplosioni o rilascio di gas — a ridosso delle abitazioni e su suolo agricolo produttivo, sollevando inoltre forti dubbi sull’inquinamento acustico costante e sull’innalzamento termico della zona.

La richiesta finale del comitato è chiara: fermare i progetti in corso e spostare i sistemi di accumulo elettrochimico in aree già degradate, compromesse o da bonificare. “Vogliamo solo risposte chiare — conclude la nota —. Salute, sicurezza ambientale e vivibilità della nostra terra sono diritti inalienabili“.

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