Il salvataggio dei generali inglesi nel 1943 e 1944: sempre più centrale la figura di Tonino Spazzoli

Antonio Spazzoli

Nei giorni scorsi Antonio Spazzoli, presidente dell’Associazione Culturale “Tonino e Arturo Spazzoli”, e Gabriele Zelli hanno partecipato alla presentazione della pubblicazione “Giuseppe Nazzareno Pastocchi (1903-1978). Comandante partigiano e primo Sindaco di Potenza Picena (MC)” di Sandro Giuggioloni, curata da Roberto Marconi, edito dalla locale sezione dell’ANPI “Scipioni e Cutini”.

L’iniziativa, che si è svolta con successo a Potenza Picena, ha consentito di ricostruire alcuni importanti momenti del salvataggio di un numeroso gruppo di alti ufficiali inglesi. Dapprima prigionieri in Toscana, dopo l’8 settembre 1943 gli alti ufficiali furono liberati e ospitati per breve tempo nel Monastero di Camaldoli e successivamente presso famiglie contadine delle frazioni di La Seghettina, Strabatenza, Biserno e zone limitrofe nei Comuni di Bagno di Romagna e Santa Sofia, dopodiché, a più riprese, furono aiutati a raggiungere il Sud Italia già liberato dall’occupazione tedesca. Tutte operazioni che hanno visto come protagonisti nella zona del Forlivese: Tonino e Arturo Spazzoli, Bruno Vailati, Torquato Nanni, Giorgio Bazzocchi e diversi altri antifascisti e partigiani di ispirazione repubblicana, socialista e azionista.

Nell’incontro di Potenza Picena sono stati acquisiti ulteriori elementi storici riguardo a quanto avveniva nello stesso periodo nelle Marche, informazioni che in parte completano, anche se c’è ancora molto da indagare, la storia della trafila che permise agli ufficiali inglesi di superare le linee nemiche, grazie al ruolo di coordinamento delle operazioni di Tonino Spazzoli, e raggiungere, dopo molte difficoltà e peripezie, i propri reparti.

Anche nelle Marche immediatamente dopo l’8 settembre 1943, prima che la Resistenza si strutturasse pienamente, l’esigenza primaria fu quella di fornire sostegno ai giovani renitenti alla leva della Repubblica Sociale Italiana (RSI) che scelsero di non combattere dalla parte del regime collaborazionista con la Germania nazista, ai soldati italiani sbandati (spesso ex prigionieri di guerra o fuggiti dai propri reparti), nonché ai militari degli eserciti alleati, soprattutto inglesi.

Giuseppe Nazzareno Pastocchi e i suoi fratelli si dedicarono all’assistenza di un folto gruppo di italiani radunato sull’altura di San Savino, al confine tra Potenza Picena, Civitanova Marche e Montecosaro, che avevano come base una scuola. La loro attività fu essenzialmente logistica e di sussistenza organizzando raccolte di viveri e indumenti tra la popolazione per assistere quanti non avevano scelto di collaborare con la RSI.

Successivamente Pastocchi fu il fulcro di una rete di collegamento che comprendeva i Gruppi di Azione Patriottica (GAP) ed esponenti del Partito d’Azione di Recanati, Macerata, Porto Recanati, Morrovalle, Montelupone, Civitanova Marche e Cingoli. Il legame con Buttero Butteri e Mariano Beruschi di Civitanova fu vitale per gli “imbarchi”: cioè il trasporto via mare, con barche e motopescherecci, di prigionieri alleati, sbandati e fuggiti dal campo di prigionia di Sforzacosta (Macerata) o provenienti dalla Romagna verso le zone liberate dell’Italia del Sud. Tutte azioni ad altissimo rischio ma essenziali per la causa alleata e che potevano essere un aiuto fondamentale per la liberazione, come di fatto avvenne.

Il 16 marzo del 1944 Giuseppe Nazzareno Pastocchi e altri partigiani soccorsero ufficiali alleati, superstiti di un aereo precipitato nei pressi di Cingoli, trovandogli alloggio in località Fonte Ianni, grazie a una staffetta di Montelupone, in un’azione immediata di soccorso e occultamento. Una settimana dopo, il 23 marzo 1944, il partigiano Sante Ascani e il comandante Lorenzo Michelini (entrambi di Porto Recanati) si misero in contatto con Pastocchi perchè Tonino Spazzoli di Forlì, aveva intenzione di organizzare un imbarco di alti ufficiali alleati verso il Sud Italia liberato. Si trattava del generale John Frederick Boyce Combe (1895-1967), dei brigadieri generali Rudolph Vaughan e Edward Joseph Todhunter (1900-1976), di due capitani John Kerints, irlandese, e Guy Ruggles-Brise, oltreché di due tenenti Jack Reiter, americano, Daniel of Ranfurly (1914-1988) che erano partiti dalla Romagna accompagnati dal fratello minore di Tonino, Arturo Spazzoli (1923-1944) e da Giorgio Bazzocchi (1923-1998).

I generali John Combe e Joseph Todhunter erano rimasti nella zona dell’alto Appennino su ordine del tenente generale Philip Neame (1888-1978), che grazie ai partigiani romagnoli era già stato accompagnato oltre le linee nemiche insieme ad altri ufficiali nel dicembre 1943, col compito di coordinare il soccorso, l’ospitalità e la destinazione verso il sud liberato dei numerosi ex prigionieri alleati di passaggio e promuovere e sostenere la nascente organizzazione armata partigiana. I due alti ufficiali inglesi si dedicano prevalentemente fino al dicembre 1943 alla prima incombenza, mentre quando il flusso dei militari tese a scemare orientarono i propri sforzi sul secondo obiettivo sin dai primi giorni del gennaio del 1944. Il loro ruolo nella brigata partigiana romagnola in formazione fu quello di veri e propri componenti – con i nomi di battaglia, rispettivamente, di Giovanni e Giuseppe – e anche di esperti consiglieri politico-militari di Riccardo Fedel (1906-1944), primo comandante partigiano, col nome di battaglia di Libero Riccardi, della Brigata Romagna. La loro missione in Appennino si concluse il 13 marzo 1944, quando iniziarono un lungo viaggio per essere condotti a Ortona, oltre le linee nemiche.

Come per il primo gruppo di generali, guidati a sud nel novembre-dicembre 1943, anche il loro viaggio sarà un’avventura, che durerà circa due mesi, fino al 10 maggio successivo. In seguito al loro salvataggio, i due generali presentarono un proprio Rapporto dando alle autorità politiche e militari britanniche le indicazioni maturate nella propria esperienza partigiana, circa le strategie da adottare in rapporto alle formazioni della Resistenza presenti nell’Italia occupata dai tedeschi, che effettivamente saranno seguite, fornendo ai partigiani, attraverso i primi lanci aerei, armi, munizioni, viveri e vestiario.

L’operazione che ebbe come referenti i giovanissimi forlivesi Arturo Spazzoli e Giorgio Bazzocchi, denominata ‘Ori’, e più in generale, comprese le altre missioni, conosciuta anche come “il salvataggio dei generali inglesi”, ottenne un contributo fondamentale da parte delle popolazioni della Romagna e delle Marche. In questa regione verrà utilizzata la rete di coloni che collaboravano con Pastocchi, come Nazzareno e Mariano Cavalieri, Augusto Cimini, Attilio Pianaroli, Augusto Principi e il prezioso aiuto di don Ezio Cingolani, parroco di Sambucheto in territorio di Montecassiano. Pastocchi favorì il trasferimento del gruppo partito dalla Romagna nella zona dell’attuale Provincia di Fermo dove la comitiva, che nel frattempo era aumentata (venti anglo-americani e otto italiani), rimase fino al 9 maggio 1944, per poi imbarcarsi non in contrada Asola di Porta Potenza Picena come previsto inizialmente, ma nella zona di Porto San Giorgio e Marina Palmense, dimostrando flessibilità e notevoli capacità operative.

Su questo episodio esiste anche la testimonianza di Lucio, figlio di Giuseppe Nazzareno Pastocchi, all’epoca dei fatti un adolescente, che ha raccontato di quando la staffetta partigiana Sante Ascani avvertì suo padre che Lorenzo Michelini di Porto Recanati voleva incontrarlo. Questi lo presentò a Tonino Spazzoli che gli chiese di favorire l’imbarco per il Sud di alcuni generali alleati. Secondo Lucio, il padre nella zona della foce del torrente Asola, sempre territorio del Comune di Potenza Picena, prese contatto con i coloni suoi collaboratori. Poi insieme a Spazzoli e a Michelini andarono da don Ezio Cingolani, perché il prelato sapeva dove erano nascosti gli ufficiali inglesi. Dopo averli prelevati li fecero imbarcare, non in contrada Asola, come già accennato, ma nella zona Porto San Giorgio, per poter raggiungere, come avvenne, Ortona.

Giorgio Bazzocchi ha raccontato questa fase in una relazione datata marzo 1945 che riporta l’andamento del salvataggio del secondo gruppo di generali inglesi. Scrive Bazzocchi sui momenti in cui venne deciso di salpare: “Dopo molte ricerche potemmo trovare due barche a vela di 7 metri, sulle quali ci imbarcammo la sera del 9 maggio 1944 alle ore 22.00, un chilometro circa a nord di Torre di Palme. L’imbarco fu piuttosto difficile, perché le barche erano in secca da sette mesi, e quindi dovemmo montare alberi, timoni, vele e tutto l’occorrente, portandolo da una casa circa 500 metri più su, e tutto questo al buio, a non più di 400 metri dalla strada nazionale Adriatica. (…) La navigazione in principio fu piuttosto difficile, perché il mare era mosso e le barche, in secca da lungo tempo, presentavano delle fessure che lasciavano penetrare l’acqua, costringendoci a un faticoso lavoro per scaricarla fuori bordo. Verso la mattina le cose migliorarono; ma alle 10.00 la bonaccia ci costrinse a procedere a forza di remi. Solo verso le 16.00 il vento venne fuori; alle 18.00 avvistammo motopescherecci di Ortona che rientravano. Uno di essi ci trainò fino a questo porto, già in mani alleate, tre chilometri a sud delle linee. L’altra barca – nella notte avevamo perso i contatti – ci aveva preceduti. Per tutta la durata della navigazione non fummo disturbati: solo due volte fummo avvicinati da caccia alleati.

Qualche giorno dopo Arturo ed io giungemmo a Brindisi al Comando dell”OSS (Office of Strategic Services, il celebre servizio segreto statunitense attivo durante la Seconda guerra mondiale fra il 1942 e il 1945 n.d.r.) portando dei documenti da parte della missione Zella”.

Ortona era stata liberata tra il 20 e il 28 dicembre 1943 con combattimenti fra l’esercito tedesco e quello inglese così accaniti che il New York Times scrisse che “i tedeschi stanno cercando, per qualche oscura ragione, di ripetere una Stalingrado in miniatura nella sfortunata Ortona”. Per gli Alleati conquistare la città significa aprirsi la strada per Pescara, Avezzano e da lì per Roma provenendo dal versante adriatico, alleggerendo anche la pressione tedesca sulla United States Army North del generale Mark Clark (1896-1984) bloccata nella sua avanzata verso nord, avanzata che si sbloccherà solo dopo la sanguinosa battaglia di Cassino (17 gennaio – 28 maggio 1944).

Gabriele Zelli

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