Piano Aeroporti e certificato Easa: le associazioni ambientaliste chiedono chiarezza sul Ridolfi

aeroporto luigi ridolfi forlì

L’inserimento dell’aeroporto “Luigi Ridolfi” tra i 41 scali di interesse nazionale nel Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035 — approvato di recente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e da Enac — continua a far discutere la politica e la società civile locale.

Se da un lato il documento strategico delinea per Forlì una vocazione ben precisa legata alla tecnologia e alla formazione attraverso il Polo Tecnologico Aeronautico, differenziandolo dalla vocazione turistica di Rimini, dall’altro riaccende i riflettori sui temi della sicurezza e dell’impatto ambientale.

Su questo fronte sono arrivati i rilievi critici del Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì (TAAF) e del Comitato Sorvolati, che ridimensionano l’entusiasmo attorno al recente ottenimento del certificato europeo Easa 139, annunciato lo scorso 3 luglio.

Secondo gli ambientalisti, il riconoscimento presentava contorni del tutto obbligatori: Forlì figurava infatti tra gli ultimi otto scali italiani ancora privi del certificato e il passaggio alla normativa europea era indispensabile entro la scadenza del 5 luglio per evitare la sospensione delle attività operative.

Le associazioni evidenziano inoltre come permangano gravi carenze nella tutela del territorio e dei residenti nelle aree limitrofe alla pista. In particolare, vengono denunciate la mancanza delle mappe di vincolo per gli ostacoli e i siti sensibili, l’assenza delle curve di isorischio e del Piano di Emergenza Esterno — indispensabili per la sicurezza dei circa 2.500 frequentatori del Polo Tecnologico — oltre all’assenza della zonizzazione acustica per la tutela dal rumore. Carenze che, secondo il TAAF e il Comitato Sorvolati, richiedono un intervento immediato e congiunto da parte di ENAC, Comune di Forlì, Regione Emilia-Romagna, Arpae e della società di gestione FA.

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