La mostra di Boldini al San Domenico

Dal 1° febbraio si è aperta a Forlì, nei Musei di San Domenico, la grande Mostra su Boldini, straordinario interprete di un’esperienza pittorica che, partendo dalla profonda innovazione della pittura macchiaiola, nata in terra toscana a contatto con la natura e la poesia delle cose semplici, si sviluppa poi nella Parigi della “belle époque”, fra belle donne, sontuosi vestiti, lusso sfrenato e sfavillio di lustrini, per concludersi infine con lo scoppio della Grande Guerra.
Questa Mostra è il punto di arrivo di un’esperienza decennale che ha visto crescere rapidamente questo importante polo espositivo che conferma e consolida, con questa importante monografica su Boldini, un metodo di programmazione basato sullo studio e la messa in opera di progetti completi e articolati e non sull’allestimento di mostre preconfezionate.

Giovanni Boldini nasce a Ferrara, figlio di un pittore da cui riceve la prima formazione artistica. Rivela subito una spiccata attitudine per il disegno e la pittura e, assecondato dalla famiglia, lascia la sua città e si trasferisce a Firenze, capitale della cultura e dell’arte, come aveva fatto, prima di lui, il romagnolo Silvestro Lega.
Stava allora nascendo, grazie ad un gruppo di artisti che si incontravano nel caffè Michelangelo, un nuovo modo di dipingere, a diretto contatto con la realtà, fonte primaria d’ispirazione, abbandonando il rigoroso impianto grafico della tradizione precedente che viene sostituito dal colore, steso direttamente sulla tela a formare immagini molto spesso prive di contorni. È la pittura macchiaiola, anticipatrice della ben più nota, ma non più importante, pittura impressionista, che nascerà in Francia pochi anni dopo. Boldini aderisce a tale movimento in maniera personale e critica, sostenuto dall’amicizia dell’amico pittore Telemaco Signorini e dal supporto critico di Diego Martelli, grande sostenitore ed ispiratore dei macchiaioli. Lo stesso Martelli, spesso disorientato dal modo autonomo di interpretare il nuovo linguaggio pittorico da parte di Boldini, giunge a dire, con riferimento anche al suo particolare aspetto: “lo gnomo vi inviluppa, vi sbalordisce, vi incanta, le vostre teorie se ne vanno, egli ha vinto”.

Una prima parte della mostra è naturalmente dedicata al periodo macchiaiolo e fiorentino di Boldini, dal 1864 al 1870, durante il quale realizza piccoli dipinti e ritratti molto interessanti e di eccellente qualità pittorica. A tale produzione si affianca la decorazione a contenuto agreste che descrive momenti di vita quotidiana e paesaggi, realizzata con tempera a secco, in un piccolo ambiente nella villa “La falconiera”, in Toscana, dove era stato ospite della famiglia inglese dei Falconer. Due grandi pannelli, staccati dal muro con la tecnica dello strappo, fanno bella mostra di sé nella prima delle grandi sale al primo piano della mostra.
Nella stessa sala sono esposti, assieme ai suoi dipinti, alcune opere di pittura o scultura realizzate da artisti che avevano condiviso con lui l’esperienza fiorentina.
Estremamente interessante ed originale, in quanto mai approfondito nelle precedenti mostre su Boldini, è la parte grafica costituita da incisioni, disegni e acquarelli che rivelano le capacità grafiche dell’artista e la sua straordinaria versatilità.

Ma torniamo ad esaminare l’attività di questo straordinario protagonista della pittura italiana, a cavallo fra ‘800 e ‘900, che inizia un intenso periodo di viaggi, intercalato da brevi soggiorni. Nel 1866 va a Napoli e, nell’anno successivo, compie un viaggio in Francia con i Falconer, facendo tappa a Montecarlo dove dipinge “Il generale spagnolo” il cui ritratto è presente in Mostra, giungendo infine a Parigi dove visita l’Esposizione Universale. In tale occasione viene a contatto con alcuni pittori impressionisti: Degas, Sisley e Manet dalle cui opere rimane profondamente colpito.
Nel 1870 si reca a Londra dove una famiglia amica gli mette a disposizione uno studio nel centro della città. Frequenta l’alta società londinese ma, a fine anno, ritorna a Firenze.
I rapporti con i vecchi amici macchiaioli sono però definitivamente troncati, con reciproche accuse e gravi offese, che giungono quasi all’insulto. Gli amici fiorentini infatti lo accusano di aver tradito i comuni ideali per motivi commerciali e per la ricerca di facili guadagni.
Nell’anno successivo lascia Firenze per stabilirsi definitivamente a Parigi, dove apre uno studio e comincia a lavorare per l’importante mercante d’arte parigino Goupil, per il quale operavano altri due pittori italiani: il Palizzi e De Nittis.

Grazie alla catena commerciale di tale mercante, che ha importanti clienti anche negli Stati Uniti d’America, le commissioni per Boldini non mancano, Il suo stile si trasforma sfiorando il virtuosismo, diventa il pittore alla moda per l’alta società del tempo e la sua produzione si orienta prevalentemente nella realizzazione di grandi ritratti, per le dame dell’alta società, per le quali diventa segno di distinzione essere ritratte da lui.
Nel 1874 espone al Salon di Parigi, la mostra annuale più prestigiosa, il dipinto le lavandaie che ottiene un notevole successo.
La morte della madre lo richiama a Ferrara dalla quale riparte ben presto per visitare la Germania e l’Olanda, ritornando poi nuovamente a Parigi dove corona la sua carriera ricevendo la Legion d’onore, la più alta onorificenza francese.

L’ultima parte della mostra è dedicata alle opere realizzate da Boldini in Francia, partendo dalle prime opere con stupendi paesaggi e piccoli dipinti con scene di genere, per passare poi alla bellissima galleria dei ritratti, con tele di grande formato che ritraggono le eleganti signore dell’alta società parigina e non solo. Sono le opere che meglio caratterizzano l’attività parigina dell’artista e che contribuiscono a farlo diventare un ricco signore della Parigi della ”belle époque”. È una ricca carrellata di ritratti nei quali si manifesta, con la massima evidenza, il virtuosismo raggiunto da Boldini, il cui pennello sembra quasi sfiorare la tela, intercalando le forme levigate dei graziosi visi e delle generose scollature con le veloci pennellate che ci fanno vedere e spesso intuire gli abiti fatti di sete preziose arricchite da fiori e decorazioni, che fasciano le sinuose figure imbellettate e ingioiellate. Tali dipinti sono intercalati da alcune sculture di un artista poco noto al grande pubblico, ma sicuramente molto interessante e amico di Boldini: Paolo Troubetzkoy.
A questa galleria di ritratti si collegano infine le opere degli altri artisti italiani che operarono in Francia nello stesso periodo, tra i quali si distinguono Corcos, De Nittis e Zandomenichi, rappresentati da opere molto belle e famose che non sfigurano nel confronto con il loro illustre connazionale.

L’ultima sala, infine, può essere considerata un omaggio ai grandi artisti stranieri ai quali l’opera di Boldini è collegabile: dal “ritratto del cardinale Guido Bentivoglio” del fiammingo Antoon van Dyck, realizzato nel 1623, al “ritratto di Tadea Arias de Enriquez” dipinto dallo spagnolo Francisco Goya nel 1789. A tali importanti dipinti sono affiancate alcune splendide opere di Boldini che meglio evidenziano le indubbie analogie con gli illustri precedenti storici, compreso il già citato ritratto del “generale spagnolo”.
Sarà possibile visitare la mostra fino al 14 giugno 2015.
Per vedere ulteriori immagini sulla Mostra di Boldini a Forlì, vi invito a visitare l’album specifico nella mia pagina fb sull’Arte in Romagna:
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.949831841717882.1073741856.209879935713080&type=3

Umberto Giordano

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