Il forlivese Marco Rosetti tra startupper di successo, Silicon Valley e sogni realizzati

Marco Rosetti

L’eccellenza della tecnologia parla anche forlivese. Tra i 10 startupper vincitori del Tvlpx (acronimo che sta per Technology venture launch program), c’è anche il forlivese doc Marco Rosetti. Dici tecnologia e la prima parola che ti viene in mente, soprattutto per un appassionato, è Silicon Valley. Tra i 10 vincitori di una selezione di giovani sturtupper emiliano-romagnoli c’è finito anche lui e in un attimo ha visto realizzato tre belle soddisfazioni: il successo del suo progetto «Teach@t», un bel viaggio negli States proprio nella mitica Silicon Valley, e anche notorietà con vari articoli di quotidiani nazionali come ad esempio la Stampa di Torino.

Marco Rosetti è la dimostrazione che la caparbietà e la voglia di arrivare ad aprire un cassetto dei propri sogni è possibile. Mettersi in gioco, ad esempio rinunciando ad un lavoro certo per un futuro incerto non è da tutti, ma alla fine è forse proprio questa una delle più grosse soddisfazioni. Del resto molto spesso per raggiungere certi obiettivi bisogna rischiare. E lui ha rischiato.
Nato a Forlì nel 1983 (nel quartiere Coriano), ora risiede al Ronco. Ha studiato al liceo scientifico di Forlì (indirizzo tecnologico) e si è laureato in Ingegneria Informatica specialista con il massimo dei voti (110 su 110) all’università di Cesena nel 2009.
Ha poi lavorato fino a giugno 2013 come sviluppatore prima e come responsabile di progetto poi in Noemalife, un’azienda nell’ambito di gestionali sanitari con sede a Bologna e successivamente come responsabile di produzione e R&D presso Tinfo Srl a Forlì. L’abbiamo raggiunto e intervistato.

Come ti è nata l’idea di creare una start up?
«Volevo fare qualcosa di mio, che potesse creare valore, da poter lasciare ad eventuali figli, se mai ne avrò e se decideranno di seguire la mia strada».

Cos’è di preciso «Teach@t»?
«Teach@t è il modo nuovo di fare ripetizioni private. Un tutor competente e sempre disponibile, 24 ore su 24, 7 giorni su 7; direttamente dal proprio smartphone utilizzando tutti gli strumenti di una chat moderna (testo, audio, foto e video). Il funzionamento è molto semplice: lo studente crea una richiesta di aiuto scrivendo un messaggio o facendo una foto al problema e in tempo reale Teach@t lo mette in contatto con il tutor migliore disponibile per quella tipologia di richiesta; a questo punto lo studente ha a disposizione tutti gli strumenti di una chat moderna per interagire con il tutor e risolvere completamente il suo dubbio. Per diventare tutor è necessario iscriversi e superare un colloquio in cui vengono verificate le competenze e l’adeguatezza della persona. Attualmente siamo stati n fase di beta test: l’accesso è disponibile solo ad invito. Chiunque può provare Teach@t in modo gratuito iscrivendosi sul sito ufficiale http://www.teachat.it».

Nel 2015 hai anche lasciato un lavoro certo per una sfida coraggiosa. All’inizio, magari alle prime difficoltà, hai avuto dei ‘pentimenti’ per questa scelta?
«Per qualche mese nel 2015 ho lavorato a Teach@t Mel tempo libero e mi sono presto reso conto che se un progetto imprenditoriale richiede tutte le energie di cui si dispone per essere portato avanti. Le difficoltà comunque sono molte, principalmente dal lato finanziario: attualmente siamo alla ricerca di investimenti e ci stiamo auto finanziando. La collaborazione con Cesenlab e la vittoria del bianco per startup promosso dalla CNA di Forlì ci aiutano molto nel portare avanti il progetto. Non mi sono mai pentito della scelta fatta anche se spesso ci sono da prendere decisioni importanti che tolgono qualche ora di sonno e di serenità: fa parte tutto della scelta che ho fatto e sapevo che non sarebbe stato facile».

Nella costruzione della tua start up qual è stata la parte più difficile?
«La parte più difficile è sicuramente il dover affrontare problemi e situazioni che sono fuori dalla propria sfera di competenze, siano queste acquisite all’università o da esperienze lavorative: ad esempio business model, analisi di mercato, ricerca di investitori e elevatori pitch (giusto per citare i primi che mi vengono in mente) sono tutti aspetti molto importanti per i quali ho dovuto applicare la tecnica del learning-by-doing, con tutti i rischi che questo comporta».

Quando hai saputo della tua convocazione a Palo Alto?
«Ad inizio aprile».

Quali sono state le principali difficoltà di passare da una realtà come Forlì ad una super tecnologica come quella di San Francisco?
«Oltre alla questione linguistica la difficoltà più grande è sfruttare al massimo l’occasione perché non ce ne sarà un’altra uguale. Le differenze tecnologiche aiutano e rendono più facili alcune azioni quotidiane, come ad esempio utilizzare Uber per gli spostamenti. Sicuramente è più difficile abituarsi ad una realtà come Forlì se si proviene da San Francisco piuttosto che il contrario».

Hai già in mente altri progetti o al momento sei troppo preso da questa applicazione?
«Di idee ce ne sono tante ma, come ho imparato sulla mia pelle, mancano le risorse e il tempo per portarle avanti. Per ora tutti i miei sforzi sono concentrati tutti su Teach@t».

Se uno studente vuole contattarti per ricevere il tuo aiuto come può farlo?
«Se vuole aiuto in matematica può iscriversi dal sito http://www.teachat.it e partecipare alla fase beta. Se invece vuole contattarmi direttamente per qualsiasi domanda il mio indirizzo personale è marco.rosetti@teachat.it».

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