Le spiagge all’asta

mare spiaggia riccione

Ancora una volta il massimo organo amministrativo dello Stato, la Consulta, si è espresso riguardo la scadenza delle concessioni demaniali per le spiagge, disapplicando di fatto le deroghe dei Comuni “balneari” al 31 dicembre 2024. Con sentenza N. 03940/2024 la Consulta di Stato scrive che, sulla base “dei principi della Corte di Giustizia Ue”, bisogna dare “immediatamente corso alla procedura di gara per assegnare la concessione in un contesto realmente concorrenziale“. Oltre a ciò ha confermato il fatto la risorsa spiaggia “è scarsa”, punto quest’ultimo su cui il governo sperava di aggirare la direttiva europea sulla concorrenza Bolkestein.

La Romagna è forse l’esempio lampante di come le spiagge “affittabili” siano scarse o praticamente nulle. Questa ennesima sentenza non fa altro che avvicinare inevitabilmente le aste ad evidenza pubblica delle spiagge demaniali, ma quello che dovrebbe interessare ai cittadini è il fatto che per la prima volta i sindaci, potranno ripensare la spiaggia dei prossimi 30 anni. Si, perché con l’azzeramento delle concessioni ogni primo cittadino potrà decidere come modificare gli spazi, ripensarli in chiave moderna o convertirli per esigenze consone al turismo odierno e non più a quello dell’epoca di Sandy Marton. Il sindaco potrebbe accorpare piccole concessioni che avranno uno stabilimento anziché due liberando spazio per servizi che ne aumenterebbero la competitività.

Potrebbe introdurre la spiaggia libera là dove è esigua o dove riterrà opportuno farlo. Potrebbe ridurre il cemento dei manufatti fuori tempo, penso ad esempio a chi ha ancora 20 cabine realizzate per un modello turistico ormai obsoleto e che oggi, in quel numero, non sono più necessarie, mentre lo è lo spazio che potrebbe essere convertito diversamente. Tutto ciò può essere fatto solo attraverso il nuovo piano spiaggia. Ma quanti sindaci della riviera oggi lo hanno già preparato in previsione di un ormai inevitabile cambiamento epocale? Quanti invece sono rimasti immobili e tra pochi mesi dovranno farlo con tempi molto ristretti? Il sindaco della spiaggia che frequentate, ha progettato il nuovo piano dell’arenile, ha iniziato politicamente a pensare alla spiaggia dei prossimi 30 anni o si sta ancora guardando i piedi? Il comparto turistico balneare è estremamente importante per la nostra economia e la politica oggi ha gli strumenti per progettare il futuro al meglio.

L’Amministrazione comunale di Rimini, per esempio, durante l’inverno appena terminato ha preparato il suo piano spiaggia che certamente può essere criticato. Fatto sta che non potendo fare le aste perché mancano ancora le direttive del governo, il sindaco riminese ha applicato già da quest’anno la prima pronuncia della Consulta di Stato che l’anno scorso azzerò le concessioni al 31 dicembre 2023. Il primo cittadino ha quindi introdotto le spiagge libere dove ha ritenuto opportuno farlo. Alcuni arenili con stabilimenti, sulla base di quella sentenza, sono stati convertiti in spiaggia libera già da quest’estate. Se il governo porrà a breve le direttive e le regole per fare le aste, gli amministratori non faranno altro che metterle in atto sulla base però della loro idea di spiaggia e delle correzioni strutturali che riterranno idonee e necessarie. Se invece il governo continuerà a scappare dai suoi obblighi sarà inevitabile per i sindaci attuare le aste decidendo loro le regole. Questo però comporterà che avverranno in maniera disomogenea tra comune e comune e quindi iniqua, ma la colpa sarà del governo, non loro.

Con questa pronuncia della Consulta i contenziosi per questa situazione che rasenta la farsa, sono purtroppo dietro l’angolo. Le concessioni oggi non sono più giuridicamente valide, quindi se pianti il tuo ombrellone in una spiaggia in concessione hai la legge dello Stato dalla tua parte. Come potrà la Polizia Locale obbligarti a toglierlo? Se denunci il sindaco perché, pronuncia della Consulta di Stato alla mano, riscuote “illegalmente” la concessione della spiaggia dal bagnino dopo che è stata disapplicata di fatto la deroga al 2024 e confermata la decadenza delle concessioni demaniali al 31 dicembre 2023, le probabilità di far condannare il primo cittadino sono alte. Un bel casino grazie al governo.

Giorgio Venturi

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