
Domani 27 gennaio, ricorrerà ancora La Giornata della Memoria, commemorativa delle vittime dell’Olocausto. Già nei giorni precedenti in tutta Italia non è mancata la collocazione di nuove pietre d’inciampo dinanzi alle abitazioni di quanti rastrellati e deportati verso i campi di sterminio nazisti; non sono altrettanto mancati numerosi incontri e dibattiti, conferenze e concerti, partecipati da intellettuali, politici e, inevitabilmente, da sopravvissuti, ormai pochi e ultranovantenni.
Addirittura, talune importanti catene di librerie hanno approntato apposite sezioni con l’offerta di tanta bibliografia, passata e recente, su quella che lo storico, naturalizzato americano, Arno Mayer ha definito la “soluzione finale” del problema ebraico nell’Europa della prima metà del ‘900. Insomma, tutto questo concorre giustamente a rinverdire, anzi meglio, a rinvigorire quella memoria storica dell’Olocausto, sempre più di fragile consistenza nella conoscenza dei giovani e sempre più scandalosamente bersaglio di rinnovato revisionismo.
Anche quest’anno, tanta ritualità commemorativa, in crescente prosieguo di quella a partire dall’istituzione della Giornata della Memoria nel 2005. Sinora, dunque, sono prevalsi celebrazione e ricordo, davvero insufficienti, però, a sospingere la terza finalità, quella più attuale e di prospettiva futura: la continuità, certo critica e riflessiva, ma soprattutto operativa contro l’odierno, ricorrente e sempre in agguato lurido fenomeno del razzismo, dell’antisemitismo e della più vasta discriminazione sociale e politica.
Si è coltivata poco questa terza finalità, questa continuità, della quale la Giornata della Memoria dovrebbe, a mio parere, costituire la doverosa sollecitazione: invece, la ricorrenza del 27 gennaio è stata confinata, direi assolutizzata nella ritualità della celebrazione e del ricordo della persecuzione antiebraica e, così, pure confusa, a bella posta e in modo tanto astorico, con il corrente, violento antiebraismo di mano araba contro lo Stato d’Israele. Questo limite segna, indelebilmente e trasversalmente, da destra a sinistra, tutta la cultura e la politica, evidenziandone spesso tanta equivoca contraddittorietà.
La sinistra: da una parte, commemora la Giornata della Memoria nel quadro della lotta al nazifascismo e ai suoi attuali nostalgici; dall’altra, fa pari con il suo manifesto appoggio alla lotta palestinese contro Israele e la sua democrazia. La destra: da un lato, prende le distanze, forse solo tattiche, dall’orrore dell’antisemitismo nazifascista; dall’altro, mantiene, neppure smentisce suoi legami con la destra più autoritaria, razzista e xenofoba.
Quindi, lunedì prossimo, Giornata della Memoria, tanto celebrativa e rituale quanto di pressoché nessuna, concreta attualizzazione e promozione di lotta ai mali divisivi della società contemporanea. Poi, dopo lunedì, ci metteremo in attesa del Giorno del Ricordo, ricorrente il 10 febbraio in memoria dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata. Altro momento di celebrazione e ricordo: nulla di più.
Franco D’Emilio