La Resistenza romagnola insiste sempre più donna

anpi partigiani

Date retta, forse potete rallegrarvene oppure farvene una ragione o, ancora, lasciar correre, insomma infischiarvene: tutto dipende da quanto per voi la cosa valga la luce, sempre più fioca, equivoca e discutibile, che la illumina. La notizia risulta, però, ghiotta per la curiosità che suscita l’eccessiva considerazione che nel suo annuncio possano esserci sostanza e attualità, soprattutto valori costruttivi di ampia condivisione.

Niente di tutto questo, solo patetico nostalgismo, fazioso e divisivo, di un passato che i suoi eredi si ostinano a tener in vita in modo davvero imbarazzante, cercando inesistenti nemici fascisti, avversi alla democrazia. È quanto accaduto, due giorni fa, a Santa Sofia con l’elezione dei nuovi vertici alla guida della locale sezione ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), circa 100 iscritti, poco più di una bocciofila dopolavoristica e di “umarel” pensionati.

Tutti esaltati dalla perversione che il boccino da affiancare, assediare, il più vicino possibile, rappresenti il male assoluto del Fascismo, oggi per loro nelle vesti dell’attuale destra al governo con Giorgia Meloni. Eccoli, dunque, i novelli partigiani della Val Bidente, pari in ostinazione solo a qualche soldato giapponese, mai arresosi, sopravvissuto su un atollo dimenticato, ma, in realtà, soltanto tristi epigoni del miserevole passato di una terribile guerra civile.

Occhio, ragazzi, stiamo parlando dei combattenti, così gli interessanti si definiscono, della Resistenza partigiana, quella, appunto, con la R maiuscola, proprio come la resistenza elettrica R delle nostre tolleranti bocce, certo non quelle del gioco. Pensate, sognano ancora l’epica partigiana, magari in marcia su crinali bidentini al canto o fischiettando Bella ciao; cercano spettrali, redivive camicie nere; si fanno il trip allucinato di una nuova Liberazione, stavolta dal melonismo fascista, speriamo almeno senza alcun lugubre piazzale.

Eppure, eccoli: ancora, cercano di fare notizia; ancora, sono sconsideratamente convinti di una loro missione politica salvifica della quale, però, gran parte degli italiani se ne impipa; ancora, tentano di tornare a galla, in qualunque modo e con chiunque, pure con qualche confuso, cerchiobottista e infelice sindaco del centrodestra forlivese, perché, si sa, tutto fa brodo e, all’occorrenza, pure l’acqua torbida della destra può risultare utile al proprio mulino. Insomma, eccoli, zombie di un messaggio anacronistico, divisivo, di grande cecità sull’ampio consenso elettorale che democraticamente ha detto sì alla destra e, invece, sbattuto la porta in faccia alla sinistra.

E con questi combattenti partigiani dell’ANPI di Santa Sofia dovremmo garantire il radioso sole dell’avvenire alla nostra Italia, unita e in pace? Per carità, peggio di un gatto attaccato ai marroni! Ne’ rassicura, ahimè, l’affermazione di una consistente quota rosa, ben cinque donne su otto componenti, al vertice della sezione ANPI santasofiese, tantomeno, ohibò, tranquillizza che la stessa sezione sia intitolata a intrepide Donne Resistenti.

Certo, le qualità e il contributo delle donne sono indiscutibili, spesso superiori a quelle degli uomini, ma non facciamone un dogma assoluto, incautamente dimentichi quanto già al solo Adamo sia costato ascoltare il desiderio di Eva per un frutto proibito. Tuttavia, colpa dell’ordinario e, a detta di molti, obsoleto binomio uomo-donna, confermato ai vertici del nuovo direttivo ANPI di Santa Sofia, mi sorge un dubbio: davvero possibile che i partigiani non si siano messi al passo coi tempi riguardo alla fluidità di genere? Perché escludere che la Resistenza viva, insista e lotti ancora, pure per mano del mondo transgender? Forse, meglio provvedere, sarebbe l’unica novità in mezzo a tanta, trita noia partigiana.

Franco D’Emilio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *