Quando il Fascismo rimpiangeva gli stracci degli ebrei

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Poteva mai vincere una guerra mondiale il Fascismo, costretto a rimpiangere gli stracci e il ferro vecchio degli ebrei? Quale la coerenza del Fascismo nell’aver varato vergognose leggi razziali e, poi, nel rammaricarsi di aver, così, escluso gli ebrei da molte attività, compresa quella umile degli straccivendoli e dei ferrivecchi? Sono le due domande, suscitatemi da un documento, reperibile presso l’Archivio di Stato di Roma nel Gabinetto Riservato della Prefettura di Roma, Carteggio 1942, del quale, di seguito, riporto un ampio brano.

Un’urgente comunicazione riservata, appunto del 1942, in piena guerra e quattro anni dopo la legislazione razziale del ’38, da parte della Prefettura di Roma alla Direzione Generale per la Demografia e la Razza, dietro sollecitazione dell’Ente Nazionale Fascista della Cooperazione. Insomma, un documento particolare che da solo racconta tanta storia e tanta significativa contraddizione del regime mussoliniano; due semplici, leggeri fogli di carta, appesantiti, però, dalle parole della burocrazia razziale, scovati durante una mia ricerca archivistica, proprio nell’imminenza della Giornata della Memoria.

Nell’Italia fascista, belligerante e autarchica, carente di necessarie materie prime, soprattutto metalli e petrolio, acciaio e gomma, dunque costretta al recupero, al riciclo di tanti materiali usati, questo il brano della comunicazione che lamenta le conseguenze dell’esclusione degli ebrei dall’attività di raccolta e selezione dei rifiuti: “L’apporto che la umilissima categoria dei cenciaiuoli ebrei arreca all’autarchia in una città densa di popolazione quale è Roma è notevolissimo. Ingenti quantità di rifiuti domestici, in misura di parecchie tonnellate al giorno (stracci, cartaccia, bottiglie, rottami metallici e di gomma ecc.), vengono salvate da sicura distruzione per essere avviate, tramite i bottegai, alle fabbriche…

… il 75 per cento dei cenciaioli e dei bottegai, sino a pochi giorni fa, era costituito da giudei ai quali, in conseguenza di recente disposizione, è stato, però, ritirato, rispettivamente, il patentino di P.S. o la licenza d’esercizio. Attualmente, perciò, eserciscono in Roma soltanto i cenciaiuoli e i bottegai ariani, privi della esperienza non comune che tale lavoro richiede, e allettati solo dalla possibilità di immediati e facili guadagni. La spietata e incosciente concorrenza tra di essi fa raggiungere ai rifiuti domestici prezzi iperbolici, al punto che le fabbriche incominciano a rifiutare l’acquisto”.

Franco D’Emilio

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