
Dunque, l’assessora regionale alla cultura Gessica Allegni ha incontrato il suo omologo forlivese Vincenzo Bongiorno, non so di quanto pari valore, e insieme hanno convenuto, d’amore e d’accordo, che la cultura forlivese, anziché una messa da requiem per il suo stato pietoso, meriti davvero un’audace candidatura a capitale italiana della cultura 2028. Les jeux sont faits, i giochi sono fatti, così sembra anche dalla stretta di mano dei due in foto per la storia, quasi la stretta d’intesa tra la volpe e il gatto, zelanti sensali a spese del futuro della cultura forlivese.
Contenti i compagni del PD forlivese, a questo punto sputtanati dalla propria assessora regionale, nonostante la loro tenace opposizione al continuo vandalismo della cultura cittadina da parte della giunta di centrodestra Zattini bis? C’è una gran puzza di bruciato, gatta ci cova sotto quella stretta di mano e d’intesa, forse mossa da manovre, interessi sotterranei, pure di business, sicuramente trasversali da destra a sinistra e oltre.
Bene, primo atto assessorile regionale di Allegni il suo imprimatur al progetto di Bongiorno, perspicace timoniere sulla rotta di Forlì capitale culturale: la cultura forlivese, ormai, in una condizione veramente rischiosa, pari all’affidamento a Dracula della banca del sangue dell’Avis. Resta solo una speranza: che, dato il periodo, si tratti solo di una carnevalata.
Franco D’Emilio