Domani la doppia ricorrenza di Predappio

corriere della sera

Domani sarà un secolo dalla fondazione fascista di Predappio Nuova (il 30 agosto 1925) e saranno sessantotto anni dall’arrivo a Predappio il (30 agosto 1957) della salma di Benito Mussolini, dodici anni dopo la sua uccisione, voluta sbrigativamente, soprattutto dalla sinistra antifascista, pur di dar prova di una giustizia immediata e sommaria: proprio come accade nel caso di qualunque volgare resa dei conti, di proposito lontana da ogni intento per un giudizio nelle sedi e con criteri opportuni, anche se, magari, con una sentenza finale di eguale, drammatico epilogo. In Germania i vincitori alleati furono promotori del Processo di Norimberga contro il nazismo, i suoi gerarchi e i suoi efferati crimini; in Italia, a fronte di responsabilità minori, anche se pesanti, la sinistra antifascista contrastò ogni via processuale per il fascismo, sicuramente per il timore, in particolare modo da parte del PCI, che emergessero taluni, ingombranti rapporti, esistiti e provati, tra movimento partigiano e forze repubblichine contro altri protagonisti della Resistenza, come Giustizia e Libertà.

Dunque, domani ancora doppia ricorrenza storica predappiese: da una parte, la festosa fondazione fascista di Predappio Nuova nel 1925; dall’altra, il ritorno a casa nel ‘57 delle spoglie del Duce, dentro una cassa di legno, solitamente usata per il trasporto del sapone, prima di essere, il giorno successivo, tumulata definitivamente nel cimitero del paese. Seppur al minimo, sempre ricordata la prima ricorrenza, invece sempre ipocritamente sepolta la seconda, nonostante entrambe, diversamente, ma incisivamente, segnino la storia predappiese. Predappio Nuova fu la nascita di una nuova realtà sociale ed economica; Rachele Guidi assieme ai figli ebbe finalmente una tomba su cui piangere e pregare.

Immagino che qualcuno dirà “Mussolini fece la fine che meritava, la moglie e i figli non piansero mai abbastanza, come tante spose e la loro prole sotto la dittatura fascista!”, riducendo così tutto ad un inevitabile regolamento dei conti. Fu ed è tuttora, in fondo, la logica delle iene che si tengono alla larga finché c’è pericolo, salvo poi avanzare, magari supportate da complici o a cose fatte, fuori da ogni palese pericolo: un po’ lo stesso spirito del sindaco comunista di Predappio, Egidio Proli, dichiaratosi disponibile ad accogliere la salma di Mussolini con le retoriche parole da “sborone”, spaccone romagnolo “Non ci ha fatto paura da vivo, non ce lo farà ora da morto.”

Rivelò, invece, comprensione e pietà, degne di un riflessivo vincitore antifascista, il democristiano cesenate Adone Zoli, sempre molto vicino e partecipe della realtà predappiese, che quale presidente del Consiglio dei Ministri si battè per superare ogni contrarietà alla tumulazione delle spoglie mussoliniane nel paese natale. Resta vergognosamente scontato come spesso su tante vicende e protagonisti storici vi sia soltanto doppiezza: Mussolini è il matricolato dittatore assassino italiano, su Stalin e i suoi milioni di morti si dice appena il minimo, magari ancora per la “ragion di stato comunista” a difesa della fallita rivoluzione proletaria nel mondo.

Comunque, domani a Predappio ricorre un duplice anniversario a suggello di una duplice eredità, vero tesoro del paese stesso, come testimonia la provenienza dei numerosissimi visitatori sui registri delle diverse mostre e della stessa Cripta Mussolini. A Predappio ci si reca e sempre ci si recherà per un tangibile percorso di memoria sul fascismo attraverso il suo splendido “museo a cielo aperto” di tanto patrimonio culturale; poi, per un percorso attraverso i luoghi simbolici della vita complessa, ancora molto discussa di chi fu artefice di un’esperienza politica, oggi solo significativa di “male assoluto” nel fazioso giudizio a posteriori di cocciuti, irriflessivi avversari e, invece, anche molto rappresentativa di vasta innovazione e riforma della realtà italiana, tutto questo testimoniato dal riscontro oggettivo di tanta evidenza documentaria. Peccato che, al solito, domani a Predappio non si vada oltre una parziale commemorazione miseruccia e parziale, mai oltre la punta del proprio naso e del proprio fiuto storico.

Franco D’Emilio

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