Nell’attesa dell’estrazione finale della maldestra lotteria natalizia del “gratta e vinci” comunale, dove prima ancora di grattare si intravede, sotto sotto, la vincita o la perdita, davvero un segreto di Pulcinella, mi hanno colpito alcune affermazioni di alto livello rasoterra della politica forlivese. Iniziamo dalla prima, vera riprova come spesso l’esternazione di un pensiero possa solo rivelarsi di miserevole inconsistenza e, soprattutto, strumento di tanta grossolana propaganda.
Dunque, commentando la disponibilità di Gian Luca Zattini, sindaco di Forlì, ad aprire un lato di piazza Saffi al traffico e al parcheggio, l’eccellente onorevole Jacopo Morrone, geniale guida del think tank della Lega forlivese, ha elargito a noi tutti una perla della sua acuta analisi: “La grande differenza fra le amministrazioni di centrodestra e di sinistra sta proprio qui: le prime infatti, proprio per le loro caratteristiche, sono pronte al cambiamento e alle aperture che portino vantaggi ascoltando le istanze della comunità amministrata; quelle di sinistra, al contrario, sono bloccate in difesa di ideologie calate dall’alto, vantaggiose per pochi ma anche molto penalizzanti per il resto della comunità”.
Ohibò, nel suo vano tentativo di volare alto l’onorevole Morrone si è incautamente dimenticato come l’inutile battito d’ali un gallinaceo non possa paragonarsi all’immediato volo del colpo d’ali di un’aquila. Il suo ragionamento, che butta tutto nella solita e trita distinzione caciarona tra chi ideologizzato e chi no, si fonda sul postulato che soltanto le amministrazioni di centrodestra sappiano rispondere alle esigenze dei cittadini perché deideologizzate ossia senza un complesso di idee cui ispirare la propria presenza sul territorio. Ma questo, allora, costituisce un’offesa a tutti quegli elettori, me compreso, che ben due volte hanno votato il sindaco Zattini, ritenendolo rispondente alle loro idee, ripeto idee, quindi finalità e valori di una nuova Forlì!
Certo, le idee si costruiscono sulla concretezza di analisi, studi e previsioni dei possibili risultati, vantaggi a favore dei cittadini, allora ci dica l’onorevole Morrone quali e quanti problemi possano oggettivamente, dati probabilistici alla mano, risolversi con il ritorno delle auto in piazza Saffi: forse, il problema dello spopolamento del centro storico? Forse, quello del commercio cittadino sempre più smorto? Forse, la vergogna del centro della città, angosciosamente insicuro? O, forse, ancora, la vivibilità di piazza Saffi, finalmente con un salotto a quattro ruote? Con il ritorno delle auto all’ombra dello statuario quadrumviro Aurelio l’ineffabile Morrone dimostra di non aver tempo e inclinazione alle idee di spessore, preferisce tagliar corto con geniali trovate di rara sconsideratezza e pochezza, efficaci quanto un sasso nell’acqua.
Ancora, lo strategico Morrone afferma che le amministrazioni di sinistra “sono bloccate in difesa di ideologie calate dall’alto”, eppure dovrebbe contemporaneamente domandarsi quanto la proposta leghista di aprire piazza Saffi al traffico risponda ad un’idea, ad una necessità, veramente dibattute e condivise nell’ambito della città, anziché solamente calate dal modesto vertice leghista forlivese, non oltre la mezza…testa. Ancora di più avvilisce che lo stesso autorevole onorevole sia tanto dimentico dell’anima ecologista, parimenti presente sia nel centrodestra che nel centrosinistra, pur nella diversità dei rispettivi programmi.
Se, poi, si considera come l’esponente leghista interpreti la disponibilità del sindaco Zattini al ritorno del traffico in piazza Saffi quale manifestazione politica di “saggezza, attenzione alle proposte costruttive e una visione di insieme della città che guarda al futuro”, allora comprendiamo di trovarci di fronte ad una cortigianeria che malamente nasconde un malcelato avvertimento, se non ricatto. Sì, il sindaco Zattini è sotto ricatto della Lega e del suo possibile ritiro dalla maggioranza di centrodestra, proprio sull’eventuale ritorno delle auto nella principale piazza forlivese.
Questo lo rivela pure come il Primo Cittadino abbia glissato e si sia trincerato strategicamente in una dichiarazione vaga, di nessun spessore politico e amministrativo, rilasciata nell’ambito di una recente intervista d’inizio anno: “… si è riaperto un tema che sembrava accantonato, grazie a questa proposta, anche provocazione (quella della Lega, n.d.a)”. Come si fa a dire “sembrava accantonato”? Dunque, tutto covava ipocritamente sotto la cenere, disponibile all’insulsa, avventata proposta di chiunque volesse farne un pretestuoso cavallo di battaglia?
In tutta la sua intervista Gian Luca Zattini è parso grigiamente in prematura scadenza, molto sulla difensiva e con sconsolante povertà progettuale, insomma un sindaco per gli affari correnti, ostaggio di conventicole, salotti buoni e, persino, qualche partito del centrodestra forlivese. Ha glissato maldestramente pure sui suoi successori, ignorando o fingendo di ignorare che, al momento, già si discute sui futuri candidati a sindaco di Forlì: due nello schieramento di centrodestra, uno di partito e l’altro di coalizione; due pure per il centrosinistra, ma entrambi di coalizione.
Nell’uno e nell’altro caso non si preannuncia facile la scelta, anzi sarà davvero un risiko! Intanto, assistiamo all’estrazione finale del natalizio “gratta e vinci” forlivese, unico al mondo nel lasciar capire se si sia vinto o perso prima della consueta grattatina, compresa quella propizia agli zebedei che tutto vada per il meglio e piazza Saffi resti chiusa alle auto, alle scorribande antiideologiche dell’onorevole Morrone.
Franco D’Emilio