Nel tempo dedicato alle buone letture per sottrarmi alla pochezza di tante, effimere luci natalizie, accese solo sull’infinita povertà di speranza dei nostri giorni, ho letteralmente divorato le pagine di Le Piste di Carta, romanzo del 2022 di Mauro Maggiorani, sanlazzarese doc, dunque nativo di San Lazzaro di Savena (1963), praticamente alle porte di Bologna. Con l’interrogativo manzoniano “Chi era costui?” qualcuno potrà chiedersi chissà mai sia ancora quest’ennesimo autore, per questo, allora, s’impone, seppur brevemente, riassumere la ricca identità di questo protagonista per intenderne appieno il valore, davvero di solide fondamenta.
Mauro Maggiorani è storico, scrittore e giornalista di significativo spessore; è libero docente di Storia all’Università di Bologna, presso la quale figura, tuttora, professore a contratto, ultimo suo incarico quello per l’insegnamento di “Politica ed istituzioni internazionali”; è stato direttore dell’Istituto Storico per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea di Bologna, sicuramente uno dei più importanti a livello nazionale; infine, è prezioso funzionario archivistico del Ministero della cultura presso la Soprintendenza Archivistica dell’Emilia Romagna a Bologna, già direttore dell’Archivio di Stato di Forlì-Cesena, dove l’ho conosciuto e apprezzato con la soddisfazione della mia collaborazione di funzionario tecnico scientifico sotto la sua guida.
Diversi i suoi saggi per prestigiosi editori, quali Il Mulino, Carocci e Clueb, tanto per citarne qualcuno; altrettanto pregevole la sua produzione di racconti e romanzi, poesie, soggetti teatrali e sceneggiature. Questo tanto per significare chi mai sia costui. Tuttavia, a me preme evidenziare il romanziere, capace di coniugare l’abilità narrativa con quella storico-investigativa, come appunto rivela la vicenda di Le Piste di Carta, nella quale, tra realtà storica e invenzione narrativa, il nostro Maggiorani costruisce una trama che racconta il recupero di un archivio familiare, appunto Le Piste di Carta, quello dei fratelli Adelmo e Saturno Rosati, trascorsi dirigenti della Romagna fascista.
Le Piste di Carta fila via, avvincente e intrigante, una pagina dopo l’altra, nella sua scrittura asciutta, senza orpelli e sempre di schietta efficacia, sia nei suoi passi leggeri che in quelli intimistici o drammatici. Scrittura e narrazione, quindi, di grande equilibrio come nelle corde di Maggiorani, persona di indiscutibile garbo umano e intellettuale. Con tanta passione letteraria e altrettanta passione archivistica l’autore immagina una storia che rimanda al Fascismo in Romagna, con un tragico trascorso di vendette e sparizioni; con tanta efficacia creativa affida tutta la storia a Miro Casadei, personaggio protagonista delle Piste di Carta, quale ispettore archivistico onorario dal carattere ruvido, mai rinunciatario.
Maggiorani sostituisce così la figura dell’ispettore poliziesco con quella dell’ispettore archivistico onorario che ostinatamente per le sue indagini storiche cerca documenti del passato, quasi fossero piste per il suo fiuto, tanto simile a quello di un instancabile lagotto, stupendo cane romagnolo da trifola. Miro Casadei mi ha preso, conquistato, addirittura in un sobbalzo di personale megalomania, lo confesso, mi ci sono pienamente identificato, anche con la presunzione di averne ispirato il ritratto. In fondo, io stesso sono oggi ispettore archivistico onorario del Ministero della cultura; pure io sono di carattere ispido, quanto un bruschino da bucato, per dirla alla toscana; anch’io mi sono occupato del recupero di archivi fascisti, ultimo quello di Arnaldo Mussolini a Villa Bondanini nella frazione di Paderno nel Comune di Mercato Saraceno, guarda caso collaborando proprio con il collega Maggiorani.
Tale archivio, oggi riconosciuto, tutelato dallo stato per la sua rilevanza storica d’interesse nazionale e per questo avviato ad un importante lavoro di restauro di talune sue carte compromesse, è stato resuscitato a nuova vita da un pluridecennale oblio attraverso un’atmosfera di tanta solerte inventariazione e ricerca, che, pari pari, sembra ricalcare quella dell’indagine archivistica di Miro Casadei. Sarà un caso, ma proprio in questo si ravvisa l’attualità dell’abile intreccio tra realtà storica e invenzione narrativa delle Piste di Carta di Mauro Maggiorani, ombre di un pesante e discusso passato, a volte risorgente sulla “Romagna solatia dolce paese, cui regnarono Guidi e Malatesta”.
Franco D’Emilio