L’ANPI, la nostalgica Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, ridicolamente antifascista, gridando a capocchia “al lupo al lupo!” contro un inesistente fascismo, non manca mai ad ogni manifestazione, anche violenta e, magari, terroristica della sinistra radicale contro lo stato, ora a guida di un governo di centrodestra. Così, sfila sempre a sostegno della protesta dei centri sociali, come quello torinese di Askatasuna, finalmente sloggiato dalla sua occupazione illegale.
Allo stesso modo, supporta chiunque, studente o no, ma sicuramente, il più delle volte, solo ignaro somaro, blocca scuole o università in nome di un’anacronistica ideologia comunista o di un nihilista velleitarismo anarchico. Ugualmente fiancheggia l’immigrazione clandestina; la protesta sconsiderata contro l’alta velocità; gli scioperi pretestuosi e paranoici della CGIL nelle mani del livoroso Maurizio Landini; persino l’esproprio delle case di tanti onesti, piccoli proprietari: tutto questo in nome della baggianata antifascista contro il governo Meloni.
Incredibile. l’ANPI soltanto un’associazione divisiva e faziosa, nonostante il suo volto, ipocritamente legalitario, di ente morale, dal 2006 aperto a tutti i cittadini antifascisti (!?), decisi a difendere i valori della democrazia e della memoria storica. In realtà, l’ANPI rappresenta e difende solamente le frustrazioni di tanta sinistra, storicamente delusa dalla “resistenza incompiuta e poi tradita”, dalla rivoluzione sempre rinviata a tempi migliori, dall’ambiguità del compromesso storico, infine illusa dall’azzardo, come quello in atto, di poter cavalcare legalità, estremismo e cattivi maestri della violenza politica.
Dunque, l’ANPI contemporaneamente caso esemplare di ente immorale e amorale ovvero rispettivamente contrario e indifferente a veri principi morali, ma, ciò nonostante, con libero accesso a finanziamenti pubblici per sostenere le sue attività, contrarie all’unità e alla concordia nazionale. Ogni anno l’ANPI mette in cassa più di un milione di euro, raccolti tra contributi statali e tesseramento dei suoi 160 mila iscritti, ancora tra donazioni volontarie, 5 per mille dell’IRPEF, infine contributi regionali e comunali.
Cosa singolare, l’ANPI accede ai fondi statali nella veste di “associazione combattentistica partigiana”, quindi rappresentativa di interessi e finalità particolari, fuori dalla piena condivisione di tutti i cittadini. Non basta, a Forlì l’ANPI figura pienamente a libro paga dell’attuale giunta di centrodestra che, basta scorrere l’albo pretorio, non fa mancare il suo contributo diretto o indiretto, in quest’ultimo caso, magari, attraverso l’Istituto Storico della Resistenza, che figura “culo e camicia” con il sodalizio partigiano nello stesso palazzo al n. 25 di via Albicini.
Non solo, siccome l’appetito partigiano non è mai pago per il fine “Ora e sempre Resistenza” l’ANPI bussa scandalosamente pure alla porta dei quartieri forlivesi per un sostegno ad attività, già finanziate da precedenti contributi. Tutto questo contrariamente alla condotta esemplare delle vere associazioni combattentistiche d’arma che utilizzano i finanziamenti pubblici per iniziative commemorative e culturali di autentico valore e significato nazionale.
Si sa, il sindaco forlivese di centrodestra Zattini sorride e apre la borsa, forse confidando che tutto faccia brodo e consenso elettorale, dunque anche una sparuta riconoscenza partigiana. In realtà, ci vorrebbe coerenza e il coraggio di dire no in tutto a chi divide e semina odio sociale, politico: diversamente si diventa sospettosamente complici.
Franco D’Emilio