Il cambio di casacca dalla Lega, sempre più celomoscista, a Futuro Nazionale, partito generalizio del parolaio tribuno Roberto Vannacci, è soltanto la desolante conferma della preoccupante ostinazione di Daniele Mezzacapo a credere di poter ancora contare qualcosa, ma soprattutto rappresentare qualcosa di utile alla politica forlivese. Sicuramente, questo ennesimo campione di trasformismo politico, alias voltagabbana, pecca di presunzione oltre il minimo sindacabile consentibile, rivelandosi azzardatamente inconsapevole di sopravvalutarsi, quasi il suo spessore politico fosse di aurea caratura anziché quello reale di comune ottone.
Ma si sa, siamo in Romagna, spesso terra di tipi e tipetti esibizionisti, proprio come Il Pataca. Un eroe romagnolo, personaggio celebrato da Aristarco in un gradevole libro del 2008 dell’editrice Il Ponte Vecchio. Dunque, dal ruspista Salvini al generale Vannacci con una pessima imitazione, neppure divertente, ma solo patetica, del trasformismo scenico dei grandi Leopoldo Fregoli e Arturo Brachetti: così, Daniele Mezzacapo ha tentato nuovamente di stupire e scuotere i pochi che lo considerano, ignaro di quanti forlivesi, pure di diversa posizione politica, abbiano ormai colme le palle dei suoi piagnistei, mascherati di autorevolezza.
In una cosa, però, forse anche senza volerlo, Daniele Mezzacapo è stato stavolta coerente in questo suo salto della quaglia nelle braccia di Vannacci: nuova maschera politica proprio in tempo di Carnevale e, ancora di più, voltagabbana nel neopartito di un pari, recente, ingrato voltagabbana. I miei “informatori all’Avana” non escludono che il prode Mezzacapo possa trascinare con sé, in fondo una ciliegina tira l’altra, altri due esponenti politici forlivesi, parimenti avvocati e, come lui, in cerca di un colpo di reni per risorgere dall’oblio.
Sarebbe davvero una migrazione alla “Io, Poldo e Baffino”! Dicevo di un certo oblio politico, sicuramente amaro a Mezzacapo ed altri, che ha significato e tuttora significa tanta esclusione dal potere locale, quello che dalla plancia di comando conta e governa la città di Forlì, eppure non riesco veramente a capire come il mutante Mezzacapo non si renda conto di avere ormai poca attenzione, che pochi se lo filano, che molti, addirittura, toccano ferro alla sua riapparizione inutile sui giornali.
Pare che i seguaci di Futuro Nazionale, il partito dell’ambiziosissimo generalissimo Vannacci, debbano chiamarsi “futuristi” e, sinceramente, non credo proprio che la condotta politica del Mezzacapo possa risultare di auspicio futurista per l’avvenire della nostra amata Italia. Il Futurismo è stata una grande avanguardia culturale, artistica italiana del Novecento con molta influenza su tanta politica e storia sociale perché mossa da un innovativo patrimonio di idee: non mi pare proprio che il generale Vannacci e i suoi “attendenti”, compreso lo stesso Mezzacapo, siano nella possibilità di una simile impresa.
D’altronde, date retta, con il suo passaggio dalla Lega a Futurismo Italiano Daniele Mezzacapo conferma ancora di non guardare oltre la punta del proprio naso, ma soltanto entro l’aura della propria persona, da gratificare, soddisfare ad ogni costo nelle sue infondate ambizioni. Ho letto le sue dichiarazioni a motivazione del cambio casacca: le solite banalità giustificatorie, trite e prive di originalità, di chi non sa rassegnarsi che a Forlì per lui possa valere la conclusione “non c’è trippa per gatti”.
Franco D’Emilio