Il coniglio bianco del Barocco a Forlì

Piazza Saffi foto di Renzo Zilio

Poche cose mi stupiscono della Forlì dei nostri giorni, almeno di buona parte di essa, solo ricca di affrettate, posticce, fumose conclusioni, ognuna delle quali una toppa peggiore del buco e, perlopiù, focomelica d’ingegno, quindi con il risultato di fare solamente danni ed offrire soluzioni rabberciate.

Non mi stupisce più questa Forlì che fugge, distrae ipocritamente dai suoi fallimenti, magari col coniglio bianco di una presuntuosa candidatura a capitale culturale, fuori dal cilindro nero di tanta vandalica rovina della cultura forlivese in mano a dilettanti allo sbaraglio, persino indegni della famosa Corrida di Corrado, programma radiofonico tra gli anni ’60 e ’70.

Non mi stupisce più questa “Forlì che brilla”, balla, canta e gozzoviglia in piazza, bella soltanto da lontano perché da vicino appare davvero logora e sdrucita, proprio come i costumi delle ballerine d’avanspettacolo di seconda fila, tanto restano indietro e nessuno le nota: è importante che brilli solo la Forlì in prima fila. Non mi stupisce più questa Forlì miope sul presente che, però, tanto impunita, spera, promette e giura di migliori tempi futuri, quasi fosse una liceale rispettosa solo della regola sintattica latina “spero, promitto e iuro reggono l’infinito futuro”.

Non mi stupisce più questa Forlì tanto “barocchina” nel senso deteriore di una volontà che grossolanamente vuole sempre sorprendere, esaltare ed esaltarsi, apparire ed eccedere, anche in modo bizzarro, stravagante e inconcludente: per questo, culo e camicia con chi tiene i cordoni della borsa, organizza una mostra sul Barocco, forse ritenendola identitaria del proprio barocchismo nel segno della notizia e del business. Ancora un coniglio bianco che illude e narcotizza una Forlì, protagonista provincialotta, che non mi stupisce più, quella che confonde il fustagno della propria anima con la seta preziosa dell’arte. Eppure, non mi rassegno affatto che, da destra a sinistra, Forlì non mi stupisca più!

Franco D’Emilio

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