Mi vergogno della morte del piccolo Domenico

napoli ospedale monaldi

Domenico è morto: ancora una volta un bambino, uno dei tanti, ogni giorno via da questo mondo per colpa umana, sempre riconducibile solo all’insipienza. Eppure, a Napoli Domenico non è morto per una guerra, una delle tante sui nostri continenti; né per un disastro della natura, uno dei molti ricorrenti sul nostro pianeta, già fragile perché violentato dall’uomo; né per la piaga della povertà, desolatamente diffusa dalle grandi metropoli a tante plaghe dimenticate.

No, il piccolo Mimmo ci ha lasciati perché scandalosamente vittima di un maldestro trapianto cardiaco che cinicamente gli ha scippato la speranza di vivere, donatagli dall’anima di un altro bambino, suo donatore a Bolzano. Domenico è volato via per colpa dell’indolente, negligente sciatteria umana, purtroppo sempre possibile, che stavolta ha violato, compromesso il protocollo sanitario di prelievo, conservazione e trasporto del piccolo cuore, a lui finalmente destinato.

Domenico, creatura innocente perché senza conoscenza e pratica del male, in lui solamente tanta, vivace gioia filiale per la mamma amorevole, è stato freddamente travolto dalla pochezza umana e morale della superficialità, del pressapochismo ignorante contro il bene della vita. Tutto questo tra Napoli e Bolzano, tra due apprezzati ospedali, considerati “eccellenze”, uno al sud, l’altro al nord, adesso coinvolti in una vicenda tragica, orribile per l’irresponsabilità di alcuni sanitari senza dignità professionale.

Come uomo, cittadino e padre, sento il peso doloroso della scomparsa di Domenico e, soprattutto, mi vergogno di risultare indiretto complice di questa vicenda, nata da una patologia cronica della nostra moderna società dei consumi, così pervasa da tanta tecnologia, persino da tanta “intelligenza artificiale”: il cinismo. Dunque, anche nel mondo sanitario, come altrove, ma tre le corsie della sofferenza ospedaliera la cosa mi risulta davvero più grave e ignobile, s’annida perfido il cinismo ovvero l’impasto vischioso di sprezzante insensibilità, di volgare spregiudicatezza, di impudente sfrontatezza verso il bene altrui, il bene sociale.

Tutto questo si rivela come un torbido “buco nero” nella società della grande comunicazione, del diffuso mondo social, dell’incalzante progresso scientifico, di tante nuove regole per contrastare il male delle diseguaglianze: un buco nero che ha ingoiato Domenico, la sua mamma e il loro reciproco amore di baci, carezze e lucidi sguardi. Purtroppo, basta ancora una pietruzza di aguzzo, sopravvivente cinismo perché un bimbo come Domenico muoia per l’incauta, maldestra cura di un cuore, sinonimo di vita e amore futuri. Mi vergogno, mi sento complice, ho paura di far parte di una società, ancora infetta da buia meschinità.

Franco D’Emilio

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