Bisogna saper perdere sui Sentieri della Bellezza

Vetrofanie Forlì Capitale Cultura

Stamani, da destra a sinistra, davvero amaro il risveglio dei sostenitori politici dei “Sentieri della Bellezza”, dossier progettuale a sostegno della candidatura di Forlì a capitale italiana della cultura 2028: sembrava fatta, anche perché qualcuno molto bizantinamente l’aveva fatto pensare, invece solo grande frustrazione di tante attese e in mano neppure un pugno di mosche. Sui social girano immagini del sindaco Zattini, annichilito, al momento dell’annuncio di Ancona, caput della cultura nazionale.

Una bella botta che sfila da sotto il naso a Forlì il milione di euro “cash”, previsti per la città vincitrice, e, soprattutto, tutto il fiume di danaro in patrocini e sponsorizzazioni che fanno della cultura un ghiotto business. Questo possibile ritorno di cassa vale per tutte le candidate, ma la Forlì del sindaco Zattini s’era convinta d’aver ipotecato la nomination a capitale della cultura con l’eccezionalità di un programma, ridondante di tanti eventi e iniziative, ma alla fine smentito dalla proverbiale saggezza come chi troppo vuole, propone ed ostenta, nulla stringa e solitamente finisca ad urlare soltanto alla luna.

La “Forlì che brilla” a Natale ha tentato il colpaccio di illuminare la cultura italiana, ma una cosa è riempire la natalizia piazza Saffi di luminarie, tarallucci e vino, altra cosa è proiettare a livello nazionale segni e valori della cultura forlivese: sia nella parabola tra memoria, presente e futuro del territorio e del suo patrimonio culturale sia nella capacità valorizzatrice di spunti culturali forlivesi entro una proiezione nazionale. I Sentieri della Bellezza, invece, si sono rivelati un illusorio progetto faraonico, ampolloso, presuntuoso, incline ad una sorta di deteriore barocchismo, ironia della sorte malamente coerente con l’attuale mostra sul Barocco, in corso al San Domenico.

Visto il risultato, a nulla è servito metter su un comitato scientifico coi fiocchi, aprioristicamente indiscutibile; a nulla è servito affidare la comunicazione istituzionale del progetto ad una manager titolata e garantita; a nulla sono servite le sopravvalutate credenziali di centro espositivo del San Domenico, monopolizzato e logorato dal vizio “mostrista” della Fondazione Cassa dei Risparmi. Diverse cose sono andate di traverso in quella che pareva essere una passeggiata di Forlì verso il titolo di capitale della cultura.

Adesso, bisogna dimostrare concretamente di saper perdere, proprio come ammoniva una canzone dei Rokes del 1968, quindi trarre lezione dallo smacco subito e cambiare indirizzo, strategia della politica culturale di Forlì. La verità è una sola: nella corsa a capitale Forlì è stata turlupinata dal centrodestra e da parte della sinistra, sia per fini comuni che distinti, ma sempre contro l’interesse primario della cultura cittadina.

Questione di giorni e, presto, la falsa unanimità dei Sentieri della Bellezza rivelerà i primi distinguo, poi le prime critiche, ancora le prime polemiche, perché no le prime domande se anche nella cultura non sia male un rimpastino di giunta: mai tanto fu così farlocco, tarocco nella Forlì della mostra “Il Barocco. Il gran teatro delle idee”. Quali e dove le idee a Forlì?

Franco D’Emilio

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