Cestinata Forlì capitale della cultura, si dimetta l’assessore Bongiorno

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Forlì non ce l’ha fatta, non sarà capitale italiana della cultura 2028: lo ha deciso stamani l’apposita commissione presso il Ministero della cultura, giudicatrice dei progetti culturali ad opera delle città concorrenti, alla fine solo una decina, finaliste dopo opportuna scrematura. La proposta culturale del comitato scientifico forlivese non ha convinto ed è stata scartata, addio sogni di gloria, per la consistenza limitata dei suoi contenuti: sic transit gloria forliviensis!

Ha vinto meritatamente Ancona col suo dossier “Ancona. Questo adesso”. Forlì può amaramente consolarsi, “grasso che cola”, di essere riuscita a collocarsi tra le dieci in gara, battendo però, come viene sussurrato, la fiacca nella corsa al titolo, tanto da vedere perlopiù la schiena delle rivali. L’azzardata ambizione di Forlì a capitale della cultura sulla distanza dell’immaginario “miglio bianco” è stata respinta, umiliata dal suono pernacchioso di una caccavella, folcloristico strumento napoletano, anziché celebrata dallo squillo di vittoriose, lucide chiarine.

I Sentieri della Bellezza”, il progetto culturale per Forlì capitale, articolato su dodici percorsi tematici, non ha manifestato spunti né di originalità né di particolare innovazione, rivelandosi, fra l’altro, anche calcolata opportunità, diciamo pure escamotage per portare a compimento iniziative e cantieri culturali, da tempo incompiuti: dunque, tanta corrente, ordinaria amministrazione della cultura forlivese, sinora irrisolta, che si sarebbe voluto completare nella straordinarietà del progetto per Forlì capitale. Contrariamente a quanto atteso da città con “ambizione capitale”, i forlivesi Sentieri della Bellezza sono risultati poco persuasivi sul piano della valorizzazione e della promozione culturale.

Quest’ultime due attività sono momenti dinamici, motori della conoscenza e della pubblicità del patrimonio culturale di ogni territorio, ma per essere tali devono saldamente applicarsi alla complessità di beni culturali giustamente catalogati, conservati, tutelati e motivo di molteplici attività culturali collegate: sotto questo aspetto I Sentieri della Bellezza per Forlì capitale non hanno convinto, mancando di incisività. E, poi, come conciliare l’ambizione forlivese a capitale della cultura con l’attuale dispersione del suo patrimonio culturale? E ancora con la frammentazione delle sue collezioni? Infine, con la persistente mancanza di un puntuale, articolato e progressivo programma di politica e gestione culturale?

Per tutto questo, certamente non poca cosa, Forlì non è diventata capitale, rimanendo città di provincia e, soprattutto, provincialotta che osa aspirare alle vette senza avere la tempra giusta. Il sindaco Zattini, la sua giunta, in particolar modo il suo assessore alla cultura Vincenzo Bongiorno, più opportuno alla gestione di un circolino dopolavoristico che alla cura responsabile del patrimonio culturale cittadino, hanno bluffato e illuso che Forlì potesse farcela, vincere con una proposta, tanto poco innovativa e proiettiva della cultura del nostro “cittadone”. Proprio vero: mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco, mai!

Cosa ne sarà mai, adesso, delle vetrofanie pubblicitarie di Forlì-Cesena capitale della cultura, affisse ovunque e immancabilmente fotografate con il protagonismo presenzialista degli assessori Bongiorno, Bassi e Cintorino? Solo effimera, adesiva memoria di ciò che Forlì avrebbe voluto essere, ma non e’ riuscita a diventare per la sua oggettiva incapacità, al momento, di concludere qualcosa di buono. Quelle invasive vetrofanie se le mettano ora sulla bocca, sugli occhi e sulle orecchie, memori di aver parlato, visto e udito a sproposito su tutta questa vicenda, pretestuosa e cacina, di aspirazioni capitali. Che figuraccia!

Con le toppe al culo, tale è la condizione odierna della cultura forlivese, era impensabile vincere una sfilata di progettazione culturale, magari nascondendo polvere e cocci sotto il “red carpet” di un immeritato titolo! Se veramente in ciascuna giunta comunale ogni assessore rappresenta specifiche responsabilità nel settore amministrativo di propria competenza, ebbene, allora, l’attuale responsabile forlivese della cultura Vincenzo Bongiorno deve rispondere in prima persona di questo fiasco della candidatura forlivese e sarebbe utile che levasse il disturbo, insomma un passo indietro per dare spazio a chi veramente capace di occuparsi di cultura e gestione del suo patrimonio.

Principalmente sua la responsabilità, su delega del sindaco Zattini, della regia organizzativa e compilativa del progetto “I Sentieri della Bellezza”, concorrente a Forlì capitale della cultura, che la commissione ministeriale ha ritenuto solo degno di farne palla per lanciarla almeno a canestro nel cestino della carta. Tanta debacle, alla fine di un anno di martellante strombazzamento di poter avere quasi in tasca la nomination a capitale, può suggellarsi solamente con le dimissioni dell’attuale assessore alla cultura: fermiamolo prima che sia troppo tardi. In fondo, non credo sia difficile reperire chi al disopra del livello politico-amministrativo dell’assessore Bongiorno.

È finita così, male e con un gran palmo di naso. Pochi giorni fa, a nulla è servito addirittura il pullman dei sostenitori di Forlì capitale, in pellegrinaggio a Roma con doppio accompagnamento vescovile, quasi nel segno di un rinnovato “in hoc signo vinces!”. Tuttavia, il sindaco Zattini non demorde e rilancia “Personalmente posso dire di non avere rimpianti. …Ognuno di noi ha contribuito alla definizione di un progetto culturale straordinario, ricco di contenuti e traguardi che resteranno al centro della nostra agenda politica per i prossimi trent’anni”. Praticamente un persistente incubo ossessivo! Ohibò, chi vivrà vedrà, ma la sconfitta di stamani di Forlì capitale non rappresenta certo una buona premessa per la sopravvivenza trentennale degli incerti, seppur ambiziosi, forlivesi Sentieri della Bellezza.

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