A Forlì la Lega riparte da zero con l’abc dell’usato sicuro

armadietto lega

A Forlì è confermato. In Consiglio Comunale la Lega ricomincia da zero, al momento unico punto fermo del suo modesto ruolo politico. Il mio stesso “agente all’Avana”, talpa-microspia nelle stanze municipali dell’era Zattini, mi ha inviato foto del maldestro aggiornamento della formazione leghista comunale: appiccicato sull’armadietto salviniano nella saletta dei gruppi di maggioranza, solo un misero foglietto, intestato con la bisillaba maiuscola LEGA, davvero non fortunata nella rima baciata, e, appena sotto, tre nomi in ordine alfabetico, frettolosamente scritti a pennarello, lo stesso che con uno stizzoso scarabocchio pare aver probabilmente cancellato, se non giubilato a quel paese due recenti voltagabbana.

Dunque, la Lega riparte da zero, sempre con tre nomi, ma, stavolta, davvero dall’ABC, l’abecedario minimo, però usato sicuro della politica, considerate le iniziali di Ascari, Bentivogli e Catalano, il terno raccogliticcio, forse ancora speranzoso di fare quaterna a tombola con il “Torna a casa, Lassie!” di qualche bizzosa mezza testa, tanto calda e capricciosa quanto saccente e pretenziosa. Adesso la Lega forlivese prova a rimettersi in carreggiata con la nota commercialista Alessandra Ascari Raccagni, con l’illustre avvocato Marco Catalano e con il brillantemente originale Albert Bentivogli, docente di scienze motorie, insomma insegnante di ginnastica, indispensabile soltanto perché i suoi due colleghi, professionalmente più impegnati intellettualmente, non s’ingobbiscano troppo e leopardianamente alla scrivania.

Due professionisti ed un uomo d’azione, quest’ultimo già passato alla storia per la cinica proposta, al tempo dell’alluvione, di un tipo d’allenamento in palestra denominato “Chi burdel de paciug”, con un infelice richiamo dialettale ai valorosi giovani soccorritori, angeli nel fango. Degli altri due ho già scritto e nulla vale la pena aggiungere, nella convinzione che mai vetri comuni e via via meno trasparenti, anche per lavaggio nell’acqua di diversi partiti, possano considerarsi vetri di Murano o, con maggior presunzione, cristalli Swarovski.

Che tristezza, però, d’immagine e di dignità consiliare quel foglietto miseruccio con tre nomi a pennarello sull’armadietto leghista nel palazzo comunale di Forlì! Chissà se mai, anche a Forlì, cambierebbe qualcosa con un ritorno all’anima autentica della Lega, allo spirito delle origini, lo stesso diversamente perseguito da fra Pietro da Morrone, poi Papa Celestino V del “gran rifiuto”? Meglio fermarsi qui per non incorrere in qualche sconveniente, seppur parziale, omonimia con taluno contemporaneo parlamentare leghista forlivese, perlopiù giullare della corte salviniana. Resto in attesa di nuove, persino a volo di piccione viaggiatore, da parte del mio fido “agente all’Avana” in quel di Forlì.

Franco D’Emilio

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