«La visione sugli aeroporti indicata in questi giorni dal presidente Michele de Pascale ci convince molto. In sintesi: Bologna più indirizzato ai voli intercontinentali, per meglio collegare gli emiliano-romagnoli al mondo ed in particolare ad America e Far-East; la Romagna, con Rimini e Forlì, impegnata invece sull’internazionalizzazione, con voli collegati direttamente al sistema turistico, ma anche all’agroalimentare e alle parti più identitarie del nostro sistema produttivo. Ora che la Regione ha costruito condizioni inedite di vantaggio per gli aeroporti con minore traffico, nulla va dato per scontato. Rimini, Forlì (e anche Parma, naturalmente) se la dovranno giocare al meglio, ma ci pare che i progetti di sviluppo in corso (nei trasporti aerei di persone e merci), facciano ben sperare» si legge in una nota di Legacoop Romagna.
«Bene, dunque, che la nuova legge regionale preveda una cabina di regia della quale faranno parte Regione, Comuni sedi di aeroporti, gestori aeroportuali, Apt, Unioncamere Emilia-Romagna. In essa potranno essere condivise – dopo quelle sugli aeroporti di Rimini, Forlì, Bologna, Parma – anche le scelte sugli altri settori di possibile sviluppo. Da molto tempo i cooperatori romagnoli sostengono la necessità di una Regione capace di decidere, indicando strategie chiare su temi centrali quali il sistema aeroportuale, il trasporto su ferro e l’intermodalità (anche, finalmente, in funzione di un deciso sviluppo del Porto di Ravenna e della sua Zona Logistica Semplificata). Finalmente, si avvia con concretezza quel percorso di condivisione che, come cooperatori romagnoli, auspichiamo da tempo, in vista di un nuovo grande Patto per le infrastrutture al servizio di un sistema produttivo avanzato come il nostro. È quel che serve anche alla Romagna per riprendere a crescere: una Regione che si assuma la responsabilità di individuare le priorità di intervento e avviarne la realizzazione. Sarebbe auspicabile che diventasse un modus operandi comune anche ad altri settori di sviluppo della nostra economia, come quello delle Fiere» continua la nota.
«Restando in Romagna: come garantire ulteriore sviluppo al patto siglato tra la Fiera di Rimini e quella di Cesena nel 2014? L’accordo ha permesso al Macfrut (che si aprirà proprio martedì prossimo, con i dati di presenza di espositori italiani e stranieri migliori di sempre) di divenire la manifestazione di riferimento nazionale e non solo, nel settore agroalimentare. E, alzando lo sguardo oltre la Romagna: come aprire un confronto equilibrato e non concorrenziale, tra le Fiere maggiori della nostra Regione, quelle di Rimini, Bologna e Parma? L’obiettivo deve essere quello di coinvolgerle in una cabina di regia simile a quella pensata per le infrastrutture, insieme alle rappresentanze del sistema d’impresa e del lavoro. Si ricordi che le manifestazioni e gli enti fieristici hanno senso solo se non dimenticano la propria missione, che è principalmente quella di promuovere e favorire l’economia e il sistema d’impresa di un territorio. L’Emilia-Romagna si è sviluppata con equilibrio anche perché da sempre abituata a decidere dopo un confronto aperto. Ripartire da una modalità di confronto costante e codificato rappresenterebbe una novità positiva in un Paese come l’Italia che si sta invece abituando alle contrapposizioni aprioristiche. I cooperatori romagnoli non possono che augurarsi che accada» conclude Legacoop.