Sabato 30 maggio, alle ore 16,00, Marco Vallicelli condurrà una visita guidata all’Abbazia di Sant’Andrea (La Badia), via Benedetta Bianchi Porro a Dovadola. Si tratta dell’ultimo appuntamento dell’ottava edizione di “A spasso per la Romagna: pievi e antiche chiese”, che sta riscuotendo molto successo. L’appuntamento è organizzato dall’Associazione Antica Pieve, presieduta da Claudio Guidi, in collaborazione con il Lions Club Forlì Host e il Lions Valle del Bidente nell’ambito del Service nazionale “Custodi del tempo”. Ai partecipanti sarà consegnata in omaggio la pubblicazione “Antiche pievi” (ottava parte) a cura di Marco Vallicelli, Marco Viroli e Gabriele Zelli, con le foto di Tiziana Catani e Dervis Castellucci. Ingresso libero.
L’Abbazia di Sant’Andrea (La Badia), che è situata alle porte del paese di Dovadola ed è circondata da un parco ricco di piante secolari, risale all’XI secolo e fu costruita in un punto in cui anticamente sorgeva un altro edificio di culto fondato da monaci cluniacensi. La prima notizia è contenuta in una pergamena del 13 marzo 1005, con cui l’abate del monastero di Sant’Andrea in Ravenna concesse in enfiteusi, oltre ai vari terreni, la chiesa di Dovadola anch’essa dedicata a Sant’Andrea con le sue pertinenze di terre, vigne edifici e con la mansione costruita accanto ad essa. La seconda notizia risale al 1117 quando il conte Guido e la moglie rinunciarono a favore dell’Abbazia di San Benedetto in Alpe, ai diritti spettanti sui beni del Monastero di Sant’Andrea.
Nel 1506 papa Giulio II (1443-1513) soppresse l’abbazia per la mancanza di monaci e per tutto il XVI secolo essa con i suoi beni venne assegnata in commenda a esponenti della chiesa o ad alti nobili. Nel 1611 papa Paolo V Borghese (1550-1621) utilizzò parte dei beni dell’Abbazia per la costruzione della Cappella Paolina nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma e concesse alla propria famiglia il giuspatronato sulla chiesa. Nel 1690 papa Alessandro VIII Ottoboni (1610-1691) assegnò i beni residui dell’abbazia in enfiteusi perpetua alla famiglia Tassinari di Dovadola. Nel 1850 unitamente alle chiese e ai territori della Romagna fiorentina, l’abbazia entrò a far parte della diocesi di Modigliana fino agli anni ’80 del secolo scorso quando, con la riorganizzazione delle circoscrizioni diocesane, Dovadola e gli altri comuni della collina e montagna forlivese furono aggregati alla diocesi di Forlì-Bertinoro.
La struttura esterna della Badia si presenza con una facciata in stile romanico. Internamente, invece, l’abside con le sue finestrelle cieche e leggermente strombate, un capitello di rude fattura e un lacerto – forse un braccio di croce – raffigurante un agnello sono le testimonianze superstiti di questa sua antica origine confermata dal possente e squadrato campanile con le aperture della vecchia cella campanaria (attualmente murata) in conci in pietra lavorata.
L’abbazia è a tre navate con presbiterio rialzato e sormontato da una cupola irregolare, conserva un piacevole aspetto tardo cinquecentesco di matrice fiorentina ed è il risultato di varie modifiche e interventi di restauro succedutisi nei secoli a causa dei danni provocati dagli incendi e dai terremoti, fra i quali particolarmente devastante fu quello del 1781.