L’omaggio alle vittime dell’eccidio di Pievequinta: «La storia ci insegna a costruire la pace»

omaggio alle vittime dell'eccidio di Pievequinta

La cerimonia a Forlì si è svolta, nonostante il maltempo, davanti al monumento di via del Cippo, all’incrocio con la via Cervese, luogo simbolo della memoria di una delle pagine più tragiche della storia del territorio forlivese.

Alla commemorazione hanno preso parte il vicesindaco Vincenzo Bongiorno, il coordinatore del Comitato di Quartiere Franco Bagnara, Luigi Lelli e numerosi cittadini. Presente anche Nadia Bagnoli, autrice del volume Oltre il mio nome, che ricostruisce le vicende dell’eccidio attraverso un approfondito lavoro di ricerca storica.

Nel corso della cerimonia sono stati ricordati i dieci uomini fucilati dai nazifascisti il 26 luglio 1944: don Francesco Babini, Riziero Bartolini, Alfredo Cavina, Antonio Lucchini, Biagio Molina, William Pallanti, Edgardo Ridolfi, Mario Romeo, Antonio Zoli e Luigi Zoli. Il ricordo è stato esteso a tutte le vittime delle guerre e dei conflitti, con un pensiero rivolto anche alle sofferenze vissute dalle famiglie e dalle comunità colpite dalla violenza.

Franco Bagnara ha sottolineato l’importanza di iniziative come questa per mantenere viva la memoria storica e ha evidenziato il valore della collaborazione tra il Comitato di Quartiere e l’Amministrazione comunale nella promozione delle attività rivolte al territorio.

Nel suo intervento, il vicesindaco Vincenzo Bongiorno ha ringraziato il Comitato di Quartiere «per il grande impegno che porta avanti e per l’attenzione dedicata al ricordo delle vittime di questo eccidio».

Bongiorno ha poi richiamato il significato civile della commemorazione: «Di fronte a questo cippo dobbiamo sentire tutti alto il senso di responsabilità rispetto al dovere di indirizzare ogni nostra azione e ogni nostro pensiero a costruire relazioni positive, di libertà, di uguaglianza e di rispetto. La storia ci insegna che l’odio e la prevaricazione non sono sentimenti eliminabili una volta per tutte: è solo attraverso una piena consapevolezza di questo pericolo che possiamo trovare ogni giorno le energie per costruire una pacifica convivenza».

A ricordare il significato del luogo è anche l’iscrizione incisa sul monumento, che recita: «Qui al di sopra delle bandiere, delle razze, delle fedi, affratellati dalla morte, caddero perché la libertà, patrimonio degli uomini e dei popoli, illuminasse il volto rinnovato della Patria». Un messaggio che continua a rappresentare un monito contro ogni forma di odio e violenza e un invito a custodire i valori della pace e della democrazia.

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