Pesche in Festa 2026: il successo della XIII edizione raccontato dalla A alla Z

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Si è svolta a San Martino in Villafranca, con successo, la XIII edizione di Pesche in festa organizzata dalla Pro Loco San Martèn, presieduta da Patrizia Carpi. Ecco un abecedario sull’iniziativa che ne evidenzia i tratti principali.

A come amore, quello dimostrato dai residenti della frazione forlivese nei confronti della loro realtà organizzando una manifestazione per valorizzare e promuovere la coltivazione della pesca, che ha un valore economico notevole per tutta la Regione Emilia-Romagna.

B come bambini, perché alla miglior riuscita della sagra contribuisce gran parte dei residenti e in prima fila ci sono i più piccoli che con fare deciso danno una mano agli adulti. Vivono l’appuntamento come i grandi tanto da voler partecipare anche alla vigilanza notturna dell’area parrocchiale, dove sono allestiti gli stand, trasformando il tutto in una grande festa nella festa.

C come cibo, inteso come alimentazione per chi ha cenato presso lo stand gastronomico in funzione durante le quattro serate offrendo un menù con piatti della tradizione romagnola e altri innovativi a base di pesca.

D come degustazione, l’atto di assaggiare con attenzione e consapevolezza, tipico dei momenti conviviali più raffinati, come hanno fatto in due momenti altrettante giurie di qualità che hanno scelto la pesca più buona, premio andato quest’anno alle Aziende Agricole Fratelli Villa e Ferrini Andrea, una di Villafranca l’altra di San Tomè. La prima si è aggiudicata anche il premio per la pesca più grossa (471 grammi).

E come erbe, quelle spontanee che si possono raccogliere in Romagna sono davvero numerose e permettono di cucinare tanti deliziosi piatti della tradizione. Stridoli, ortiche, rosole e diverse altri tipi sono amatissime in cucina sia per la realizzazione di sughi per la pasta sia per ripieno di tortelli e piadine. Alle erbe e ai funghi che crescono spontaneamente è stata dedicata una conferenza per ribadire che il mangiare sano e genuino, quando non è contaminato da sostanze inquinanti, non è solo quello che si acquista al supermercato.

F come frutteti, quelli che caratterizzano il nostro territorio sono dedicati alla coltura di alberi da frutta. Finora il clima ha consentito all’Emilia-Romagna di essere leader in Europa per la produzione frutticola, con 70% della produzione nazionale di pere. Poi pesche, ciliegie, susine, mele, albicocche e castagne. Però da qualche parte, a causa dei cambiamenti climatici, si stanno espiantando frutteti destinando il terreno ad altre coltivazioni resistenti a temperature più elevate.

G come golosità, inteso per tutto ciò che è dolce, sfizioso o particolarmente buono, perfetto per un momento di condivisione e di festa. A San Martino in Villafranca anche l’aperitivo era a base di pesca e pure il gelato.

H come Happy hour, ovvero il celebre momento dell’aperitivo post-lavoro, nato nei paesi anglosassoni e diventato in Italia un vero e proprio rito sociale di condivisione e relax che non è mancato neppure a Pesche in festa.

I come impianto, riferito all’azione di mettere a dimora nuove colture, oppure come irrigazione, cioè l’apporto artificiale di acqua ai terreni agricoli per favorire lo sviluppo di quanto viene coltivato. Da diversi anni a questa parte in Romagna le due azioni vanno di pari passo grazie anche all’acqua che il Canale Emiliano Romagnolo (CER) porta dal fiume Po. Sarà così anche in futuro o si deve pensare ad altre strategie se si vuole continuare a coltivare frutta e verdura?

L come lotta biologica, la tecnica di protezione delle piante e dei raccolti che utilizza antagonisti naturali (insetti o altri organismi) invece dei pesticidi chimici. Anche in questo settore la Romagna è un’eccellenza grazie alla presenza di laboratori e attività che sono punto di riferimento per l’allevamento di insetti utili. Vengono impiegati predatori naturali, come le coccinelle per gli afidi e la vespa samurai (tramite continui lanci regionali) contro la cimice asiatica.

M come menù, quello della cena a tema di giovedì 16: budino ai formaggi con crema di pesche, tortelli delle “azdore” alle pesche, polpettine di vitello in salsa di mele e pesche con patate schiacciate, coppetta con crema alle pesche, amaretti e salsa di cioccolato. Tutto ottimo e abbondante.

N come nutrimento, quello offerto dalla campagna che si traduce in un’alimentazione sana e a chilometro zero. Acquistare direttamente dai produttori agricoli locali garantisce prodotti freschi e di stagione, ideali per seguire i principi della dieta mediterranea.

O come oliveti, diventati una componente importante e insostituibile del paesaggio romagnolo e la produzione di olio, elemento essenziale della gastronomia, nonché un elemento dell’economia, seppure ancora di nicchia. Usare per la preparazione dei cibi olio di ottima qualità è propedeutico per una sana alimentazione. Ne ha parlato durante la festa Filippo Tramonti, presidente Associazione Regionale Produttori Olivicoli (A.R.P.O.).

P come pesca, frutto ipocalorico (circa 39 kcal per 100 g) e dissetante, composto per oltre il 90% da acqua e ricco di potassio, fibre, vitamina C e beta-carotene (precursore della vitamina A) che offrono molteplici benefici per l’organismo. Mangiare pesche aiuta a reidratare l’organismo, favorisce il transito intestinale e stimola la diuresi.

Q come qualità, quella delle pesche che attualmente vengono raccolte che hanno proprietà gustative eccellenti, caratterizzata da un’elevata dolcezza e polpa soda. Sebbene il caldo e la siccità stiano influenzando la pezzatura, che risulta leggermente ridotta rispetto al passato, il prodotto offre un’ottima concentrazione zuccherina e conserva standard rigorosi garantiti dalla certificazione.

R come “ringumblës”, ovvero rimboccarsi le maniche della camicia, darsi da fare. Il tratto distintivo dei tantissimi volontari della festa.

S come Società per gli Studi Naturalistici della Romagna, l’associazione che promuove la ricerca e la divulgazione di zoologia, botanica e geologia locali che era presente a Pesche in festa con due piccoli stand. Durante la serata di sabato 18 luglio due soci del sodalizio, Gigi Stagioni e Marco Rivalta, sono stati intervistati da Andrea Ferrini, vice presidente della Pro Loco San Martèn, sulla biodiversità delle nostre campagne, in particolare sulla presenza di funghi e di erbe commestibili che in un tempo erano fra i principali alimenti dei braccianti e dei contadini.

T come tortelli, alla pesca naturalmente, sono il piatto tipico della festa. La ricetta originale è gelosamente custodita dalle “azdore locali”, le cuoche volontarie della celebre sagra, e dai cuochi che sovrintendono la cucina.

U come uva, che in questo periodo nei filari cresce giorno dopo giorno. Gli agricoltori, attualmente intenti ad altre raccolte, guardano con speranze ai loro vigneti, altro elemento distintivo delle colture di Romagna.

V come vino, che può essere il Sangiovese, un rosso robusto, che raggiunge le sue massime espressioni nelle versioni Superiore e Riserva, specialmente nelle sottozone come Predappio, Bertinoro e Brisighella, oppure l’Albana DOCG, primo vino bianco italiano a ottenere la denominazione, eccellente sia nella versione secca sia come passito. Altre due tipicità del nostro territorio.

Z come “zàrbèl”, ovvero il nome in dialetto romagnolo del palo centrale attorno al quale si realizzavano i pagliai. A San Martino in Villafranca per quattro giorni tutto ruota attorno a Pesche in festa, anche se non mancano impegni di ogni sorta da assolvere durante tutto l’anno per garantire lo svolgimento della manifestazione, compresa la prossima, la XIV edizione.

Gabriele Zelli

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