Solo una resa blindare Forlì

Polizia di Stato e nucleo cinofilo

Stamani, sulla stampa forlivese il tema scottante della sicurezza cittadina, magari persino blindando Forlì, anche con l’installazione di cancelli agli ingressi di gallerie, percorsi cittadini, per contrastare la criminalità, certo non più episodica e non sempre di micro dimensione, che, di giorno come, ancora di più, di notte sfregia, offende la serenità dei cittadini. La sicurezza sociale è un bene comunitario che costituisce un diritto, doverosamente tutelabile soltanto dall’autorità, preposta con specifici suoi organi a garantirne il rispetto. Ogni altra soluzione è out, fuori da ogni buonsenso, soprattutto dall’autorevole finalità dello stato.

Adesso, riconosciamolo senza l’ipocrisia di precostituiti buonismi, Forlì subisce la crescente condotta deviante, asociale e microcriminale di parte della comunità straniera residente, pure di seconda generazione, in questo caso sempre prova di un’evidente mancanza di integrazione. Però, attenzione, non si tratta di un’assenza esclusivamente addebitabile ad una infelice, troppo permissiva accoglienza: infatti, molti comportamenti di rilievo penale sono conseguenza dell’idea di parte della comunità straniera di poter costituire una sorta di enclave, estranea alla legge italiana, irridente di ogni autorità come di ogni polizia, dunque nella convinzione di essere giustificata e, di conseguenza, legittimata a farsi legge da se’, sulla base dei pregiudizi, dei precetti religiosi o degli usi tradizionali della terra d’origine.

Anche a Forlì quest’atteggiamento ostile e ostativo alla legge si manifesta sempre più ad opera di parte dell’immigrazione araba, compresa quella di ispirazione religiosa islamica, che, spesso distinta in gruppi nazionalistici e etnici, punta al controllo del territorio per attività illecite. Basta farsi un giro per piazze e strade, dal centro alla periferia di Forlì, per rendersi conto della sfrontata occupazione di spazi cittadini da parte di gruppi, che, da tempo, sappiamo distinti per nazionalità e vediamo certi di impunità nell’esercizio della loro presenza intimidatoria.

Questa ostilità, non solo di pressione psicologica, ma soprattutto fisica con una condotta avversa alla quotidianità di vita dei forlivesi e degli stessi residenti stranieri, rispettosi del vivere civile, viene nella comunità islamica assecondata dalla insidiosa, sotterranea, ma attiva presenza di consigli giudicanti, i cosiddetti “tribunali islamici”, con la pretesa esclusiva, persino rispetto alla legge italiana, di stabilire cosa sia giusto o ingiusto per un islamico, residente a Forlì: dall’ambito umano e morale, compresi i rapporti coniugali, familiari e sessuali, all’ambito del costume di vita, a quello culturale e politico. Diverse voci, ben informate e attendibili, riferiscono di simili tribunali islamici forlivesi, contrapposti a quello unico, legittimo e autorevole del nostro sistema giudiziario.

Dunque, parte della comunità straniera, in particolar modo arabo-islamica, dotata di una rigida cultura, precettiva e consuetudinaria, spesso religiosa, occupa vie, piazze, gallerie di Forlì, anche incurante, se non sprezzante, della nostra polizia, della nostra giustizia. Questi spazi cittadini vanno liberati, sgomberati, bonificati da tale presenza invasiva e di vario livello criminale, di giorno e di notte, Forlì deve essere città vivibile perché civile, dove tutti i cittadini, commercianti compresi, sono tutelati, ma non coinvolti a supplire ai limiti operativi degli organi di polizia.

Blindare Forlì, sbarrarne gallerie o altri percorsi con cancelli o barriere significherebbe una resa alla nuova criminalità, all’invasività di enclavi straniere, convinte di farla franca, perché nell’osservanza dello stesso spirito che sospinge la santa jihad, in questo caso contro la citta” infedele” di Forlì. L’amministrazione pubblica forlivese, statale e comunale, pure tutta la nostra politica esercitino appieno le loro prerogative, non nascondino i loro limiti, le loro inconcludenze dietro il coinvolgimento di cittadini, categorie sociali che, pur in un rapporto collaborativo, anche innanzitutto il diritto irrinunciabile di vivere, lavorare, muoversi liberamente in ogni angolo della loro cara Forlì.

Franco D’Emilio

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