A Forlì sempre W la libertà di pensiero e parola

Franco D'Emilio penna

Stamani, all’indomani di un mio ennesimo intervento sulla cultura cittadina, un cretino forlivese, ogni città ha i suoi, mi ha telefonato al riparo dell’anonimato, come perlopiù nello stile dei miserabili, per dirmi di smettere, vado a memoria, di “rompere i coglioni con i miei articoli su 4live, tanto non sei nessuno, neppure giornalista, solo un mezzo scribacchino che nessuno ti fila”. Che dire, mi dispiace che i genitori di tanto idiota abbiano appunto concepito simile abbietta progenie, perché è sempre amaro confermare la saggezza latina “tali i genitori tali i figli”.

Certo, nessuno può piacere a tutti, ancora di più non tutti possono condividere i miei scritti, soprattutto quando, più della lingua, battono sul dente altrui. Lo so, diverse persone, manifeste mediocrità della vita politica forlivese, pure con responsabilità di giunta, hanno denti dolenti per la carie o la fastidiosa alitosi del potere, per questo è inevitabile che qualche mio articolo, al pari del trapano del dentista, risulti sgradito a chi non vuole che si sappia quale sfacelo orale si nasconda dietro il suo sorriso smagliante, in realtà solamente ipocrita e fanfarone.

Spesso chi non mi sopporta, da una parte addebita a me la colpa di non avere alcun diritto di scrivere articoli, perché privo del requisito essenziale di giornalista, dall’altra, attribuisce altrettanta colpa ai direttori, responsabili di quei siti web, quelle agenzie di stampa, quei giornali che ospitano i miei articoli, rivelandosi tolleranti del mio abusivismo giornalistico. Che faccia tosta taluni “soloni” e certe “vestali” della vita politica forlivese, tanto lesti nel telefonare, anche intimidendolo, a qualche direttore, perché magari levi di torno qualche mio articolo indigesto.

Potrei fare nomi e dare le prove, ma generosamente lascio correre, non perdo tempo con chiunque dimostri di non possedere neanche le facoltà di mezza testa, di mezzo emisfero cerebrale. L’intento è chiaro: farmi tacere, evitare che continui a raccontare come siano nudi certi “reucci” e “reginette” del potere locale romagnolo. Certamente, per detti reucci e reginette è molto più comodo concordare, commissionare articoli, compiacenti o celebrativi, insomma a loro misura: davvero molto stretto l’intreccio tra politica e stampa locale, tradizionale e on line, spesso “allineata e coperta” a sostegno di interessi particolari.

Non mi è mai interessato diventare giornalista, invece sono fortemente determinato, come cittadino, a non vedermi privato del diritto, attribuitomi dall’art. 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Dunque, al pari di altri, scrivo articoli fuori dall’esercizio della professione giornalistica, ospitato da testate che ritengono interessanti i miei interventi di cittadino, testimone di un diritto costituzionale. Reucci e reginette della politica locale che non sopportano la libertà di pensiero e di stampa si convincano di non poter imporre la ragione della loro forza sulla forza delle mie ragioni.

Franco D’Emilio

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