Ho letto pochi giorni fa, sempre su questa testata, la lunga e logora, soprattutto inutilmente prolissa dichiarazione di Michele Valli, segretario del PD forlivese, sul tema della candidatura di Forlì a capitale italiana della cultura nel 2028 (https://www.4live.it/2026/01/forli-capitale-della-cultura-valli-continueremo-a-sostenere-questo-progetto/). Ho sperato di mandarla giù e digerirla, ma ingoiarla è impossibile, tanto vale, allora, sputare il rospo.
Con una colorita espressione popolare, tratta dal Vocabolario del Fiorentino Contemporaneo, da tempo nelle cure della Somma Accademia della Crusca, direi che l’esponente piddino ha fatto davvero “da potta e da culo” ovvero ha dimostrato di doversi adattarsi alla situazione, quindi fare buon viso a cattivo gioco e pagare le conseguenze.
La candidatura a capitale culturale coinvolge un territorio provinciale includente anche Cesena, quindi bisogna bere l’amaro calice, stare al gioco, appunto tra la potta e il culo, tra il cerchio e la botte. A Forlì il Partito Democratico non può tollerare l’azzardata, rovinosa politica e gestione culturale del maldestro borgomastro di centrodestra Zattini, ma a Cesena non può certo ostacolare il protagonismo del compagno sindaco Lattuca che ha preteso e reclama ampio riconoscimento della cultura cesenate, legittimamente partecipe della vita culturale della Romagna forlivese. Due realtà culturali obiettivamente contrapposte perché concretamente un disastro a Forlì ed una situazione, invece, più fortunata a Cesena.
E allora il segretario Valli ha dovuto salvare il salvabile dell’ambiguità del PD forlivese, dibattuto tra l’avversione al centrodestra zattiniano e il sostegno, comunque dovuto, al primo cittadino cesenate, voce della sinistra. Per non contrastare Lattuca il PD forlivese è costretto a digerire Zattini, ad assecondarne l’aspirazione a Forlì capitale della cultura, insomma a rassegnarsi ad un’avvilente condizione di gestione bipartisan della cultura. Da qui lo sbadiglievole, perché scontato, pistolotto di Michele Valli, costretto ad adattarsi tra la potta e il culo di un “campo largo”, sempre conflittuale, ma stavolta tutto e solo piddino” tra Forlì e Cesena.
Franco D’Emilio