Ho letto e riletto la recente, deplorevole dichiarazione di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Napoli, sul prossimo referendum costituzionale per la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: Voteranno per il No le persone perbene. Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente.
Sic et simpliciter il signor procuratore ha tirato l’acqua al suo mulino e spaccato l’Italia sulla base di una sua dogmatica, radicale distinzione manichea, con il No gli italiani ammodo, pari alla sua figura; con il Sì gli italiani villani e disonesti, È davvero una conclusione settaria che in modo intransigente vuole imporre una contrapposizione rigidamente faziosa tra gli elettori referendari; è una conclusione coerente con lo spirito divisivo dell’attuale, anacronistico “tardo antifascismo”, tenuto in terapia intensiva dalla sinistra italiana più radicale e nostalgica.
Eppure, io voterò Sì perché con la dignità, nel mio piccolo, di poter contraddire le dichiarazioni del dottor Gratteri. Innanzitutto, Sì perché sono un cittadino perbene senza macchia, su questo non ci piove; ancora Sì perché in una circostanza sono stato onorato dall’attenzione della giustizia, quindi, nonostante due archiviazioni, imputato, processato e alla fine assolto per l’insussistenza dei fatti, prevalendo solo dopo tanto tempo su chi mi accusava infondatamente di qualche eccesso, chiamiamolo così, nel manifestare il mio pensiero su questo stesso giornale; ancora di più Sì perché in quell’amara vicenda ho sperimentato quale sia il percorso, quali siano i meccanismi, i tempi e i costi per ottenere giustizia dopo lunga, snervante attesa.
Sicuramente Sì perché quell’esperienza è stata per me una lezione sul campo di educazione civica alla necessità di una giustizia più rapida, efficiente ed obiettiva nell’assicurare pari garanzie sia a chi accusa sia a chi accusato; infine, più che mai Sì perché mai massone, né dritto né deviato, per la consapevolezza di saper contare sulle mie reali capacità. Dunque, voterò Sì come altri cittadini di diverso orientamento politico, di destra e di sinistra, convinti che la separazione delle carriere della magistratura sia giusta e inevitabile; diversamente faranno i sostenitori del No, anch’essi ugualmente distribuiti su opposte posizioni politiche.
Perché, allora, non persuadersi che alla fine vincano i migliori, capaci di far valere le loro ragioni? Perché trasformare un referendum nella pretestuosa testa d’ariete contro un governo di centrodestra, equiparato insensatamente “tout court” a governo fascista per una riforma della giustizia, richiesta e attesa da tempo? Tanta cronaca, giudiziaria e non, dimostra quanto la giustizia e la sua magistratura siano malate, non sempre capaci di obiettività perché frettolose di trovare colpevoli da dare in pasto all’opinione pubblica. Andrò a votare e sarà un Si’ grande come una casa, quella mia di persona perbene.
Franco D’Emilio