A Tajani la richiesta di “un aiutino, Mara”?

Antonio Tajani a Forlì

Venerdì scorso puntatina a Forlì di Antonio Tajani, nostro ministro degli affari esteri e leader di Forza Italia, per un agognato incontro con simpatizzanti, iscritti e amministratori del suo partito, viva e vegeta pianta del berlusconismo. Tajani, delfino da sempre dell’indimenticabile Silvio e noto per il soprannome goliardico, seppur un tantinello tagliente, di “Votantonio, Votantonio”, oltre che per le sue frequenti gaffe, le celebri e preziose ‘tajanate”, era reduce dalla prima riunione del Board of Peace a Washington, al quale aveva partecipato quale osservatore per l’Italia nelle vesti di vigile, seppur piccola, vedetta meloniana delle grandi manovre planetarie e assolutiste di Trump.

Che dire? Dalle rive del Potomac Tajani è tornato a quelle del biondo Tevere con una sosta sulle villiche sponde forlivesi del bizzoso Montone: veramente un’apprezzabile prova di attenzione e disponibilità verso i forlivesi, suoi elettori e non, verso il nostro maldestro centrodestra cittadino e, in particolare modo, verso Rosaria Tassinari, valida, preparata e leale parlamentare forzista, sempre impegnata con tanto, inesauribile entusiasmo a rappresentare, interpretare le istanze della Romagna.

Lo ammetto, in fondo Tajani mi fa tanta simpatia, non sarà una vetta della politica, ma sicuramente rappresenta una sicura collina a pascolo, caposaldo di avveduto moderatismo e solido sostegno alla dottrina liberale, anche nel segno della tradizione cattolica. Tajani e’ un uomo tranquillo, paciosamente fermo nei suoi propositi e obiettivi, che davvero non si scompone mai, qualunque cosa dicano di lui o qualunque cosa gli tirino contro: tutto gli scivola addosso e fissa i suoi detrattori con lo sguardo di chi saprà attendere perché la propria vendetta sia un perfetto piatto freddo.

A Forlì Antonio Tajani ha intrattenuto l’uditorio forlivese sul tema del prossimo referendum sulla giustizia, naturalmente esprimendosi a favore del Sì, ha poi lodato la consolidata presenza di Forza Italia, infine ha sottolineato il contributo originale e autonomo dello stesso partito nell’ambito delle coalizioni di centrodestra. C’era inevitabilmente ad accoglierlo e salutarlo il sindaco Zattini, grande esperto di appoggi e appoggini a sostegno delle proprie belle trovate, quindi subito pronto a rifilargli in dono “Forlì 2028. I sentieri della bellezza”: opera maxima di uno strategico, sommo comitato scientifico e, come tale, propositiva della inconsistente, vanagloriosa candidatura forlivese a capitale italiana della cultura.

Peccato che Tajani non conosca quanto i sentieri forlivesi non siano nemmeno viottoli della bellezza, ma soltanto la sottile corda dell’azzardato equilibrismo di Zattini tra tanta rovina culturale cittadina e altrettanto bluff gestionale culturale. Peccato che il mite e disponibile Tajani sia stato probabilmente ingannato sino al punto di fargli credere che la cultura forlivese percorra davvero aurei sentieri, coerentemente con l’ultima mostra sul suntuoso Barocco al San Domenico. Così, invece, non e’: lo sappiamo tutti e ancora di più lo sa il sindaco Zattini che non e’ tutt’oro quel che ora luce a Forlì.

Sono convinto che su Forlì capitale della cultura il sindaco Zattini, fedele al suo antico imprinting democristiano, abbia chiesto a Tajani di metterci una parolina buona presso la commissione giudicatrice del Ministero della cultura; magari, pure una spintarella non guasterebbe, insomma una sorta di aiutino, pari a quello, passato alla storia dei quiz televisivi, che anni fa un concorrente insisteva a chiedere a Mara Venier per azzeccare la risposta giusta: Un aiutino, Mara, un aiutino!

Suvvia, Tajani, un aiutino e regali il sogno fatuo di Forlì capitale al sindaco Zattini che non vede più la realtà e fugge dalla verità.

Franco D’Emilio

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